CORSA IN NOTTURNA: LA CASAGLIA-SAN LUCA

Per questa corsa ho volutamente tolto l’aggettivo semi vicino a notturna, come riportano alcuni siti delle podistiche che hanno partecipato, in quanto nonostante siamo partiti con un po’ di luce alle ore 21, la sera vera e propria è sopraggiunta presto, e ci siamo ritrovati a correre per la maggior parte del tempo al buio. Ma prima di procedere al racconto della corsa un piccolo preambolo su questa gara giunta alla sua 36° edizione.

Facendo infatti qualche ricerca online, e dai racconti del nostro super allenatore Vito, la Casaglia San Luca è stata una grande classica delle corse su strada del bolognese, dell’Emilia Romagna e in campo nazionale, nel corso degli anni ’70, e ’80. Dopo una sosta di alcuni anni è stata riproposta a partire dal 2000 e si è disputata ininterrottamente fino al 2011, sempre nel classico percorso lungo la salita di Casaglia, il passaggio davanti alla Basilica di San Luca e la ripida discesa verso il traguardo, con partenza e arrivo da via XXI Aprile a Bologna e disputata in notturna l’ultimo venerdì di settembre. Nell’albo d’oro della manifestazione figurano addirittura vincitori olimpici come Frank Shorter e Gelindo Bordin, e campioni italiani che hanno fatto la storia del mezzofondo come Pippo Cindolo e Franco Fava. Mentre stavamo quasi per partire, parlando di questo con Gianfranco gli chiedo “chissà quante volte Vito ha vinto la Casaglia-San Luca” e lui mi fa “guarda che misà che non ne ha vinta nemmeno una, quando correva lui c’erano Bordin e altri”, e io rispondo “cavolo ora glielo dico subito: Vito ti sei fatto fregare in casa da gente come Bordin, ma non ti vergogni?”

Sembra che ragioni organizzative hanno poi impedito lo svolgersi della Casaglia San Luca negli anni successivi, tranne nel 2015, anno del Cinquantenario della Acquadela (1965-2015), che fu effettuata domenica 11 ottobre alle ore 10, con partenza e arrivo da via Andrea Costa davanti allo Stadio Renato Dall’Ara. Un anno di pausa e dall’anno scorso la Casaglia San Luca è stata riproposta in orario serale fissando come data della manifestazione il terzo venerdì del mese di luglio.  Ecco perciò a ritrovarci a questo appuntamento estivo per una classica corsa bolognese, uno degli allenamenti preferiti da Vito quando deve darci un collinare: “domenica ti fai un bel Casaglia-San Luca”. Il tracciato infatti consiste in un percorso abbastanza impegnativo che parte da Via de Coubertin all’altezza della Torre Maratona dello stadio dall’Ara e, dopo un breve giro intorno a questultimo, si dirige in salita su per Casaglia verso Montalbano per poi girare verso la Basilica di San Luca e infine tornare giù al Meloncello percorrendo la ripidissima discesa delle Orfanelle, che offre veramente un paesaggio mozzafiato della città di Bologna. Vi sono inoltre due classifiche speciali inventate dagli organizzatori: la Final Climb e la Downhill Speed, in cui verranno infatti premiati i migliori atleti nei tratti di salita verso il santuario di San Luca e negli ultimi 2200 metri della discesa fino all’arrivo.

Scatti in zona partenza

Ci si ritrova tutti verso le 8 in piazza della pace, dove Vito ci consegna i pettorali, e si scherza un pochino prima di riscaldarci. A livello generale c’è una buona partecipazione per essere fine luglio, ci sono gruppi anche di Ferrara, venuti apposta per l’occasione, mentre del nostro gruppo siamo in 7, nettamente meno rispetto allo standard, evidentemente la salita e successivamente la ripida discesa ha indotto molti a stare tranquilli e a non rischiare, oppure saranno tutti spiaggiati da qualche parte, chi lo sa :-). Nonostante alune nuvole scure che si vedono in lontananza siamo abbastanti carichi e pronti per la prova che ci aspetta.

foto gruppo 1
foto di gruppo pre gara, kappa viene tagliato 😦

Ci sono momenti in cui arrivo al punto di ritrovo e inizio a cambiarmi in cui penso che valga la pena correre solo per ascoltare le battute di Vito e il suo umorismo pre gara, non solo con noi, ma con tutti quelli che conosce, quando mi consgan il numero 55 del mio pettorale mi dice “ bel numero! Buono da giocarsi al lotto”, già, peccato che poi mi sono scordato di farlo. Dieci minuti prima del via ci fanno sistemare, l’arco è in prossimità dei portici, il cronista che si appresta alle ultime battute di introduzione alla corsa, poi si parte, primo km percorso intorno allo stadio, fino alla curva che immette nella salita. Il percorso lo conosco bene, eppure ci sono volte che non mi abituerò mai alla lunga e costante salita che porta a San Luca. Inizialmente si affronta abbastanza bene,  poi ovviamente si fa sentire, anche perché i km non sono pochissimi, credo sui 7 di sola salita, visto che gli ultimi 2 sono tutti in completa discesa, nei momenti in cui “spiana” un pochino cerco di recuperare e dare una piccola accellerata, poi si altra salita. La luce del giorno ci ha fatto compagnia per poco, lasciando quasi da subito spazio all’oscurità, niente luce da un punto del percorso in poi, solo le case illuminate lungo la strada ci fornivano un po’ di luce. Meno male che tengo sempre fisso lo sguardo su chi mi sta davanti, in modo da avere un riferimento oltre alla strada in sé. Del nostro gruppo mi precede sempre Kappa, che quest’oggi sembra in gran forma, la salita non sembra scalfirlo, tiene molto bene il passo, così mi ci attacco dietro di lui, poi quando manca un km a San Luca lo supero e mi sembra di tenerlo dietro, una volta in cima lo spettacolo è davvero stupendo, San Luca e il suo porticato illuminati di notte sono davvero unici, la gente che ti saluta poco prima della salita, al ristorante che c’è li non può che darti carica.

La discesa che ci attende non ci fa certo stare tranquilli, non a me almeno, è una delle peggiori, perché il tratto è lungo, e in alcuni punti molto ripido, quindi o si va tutta o si frena, Vito ha proprio ragione “la discesa la devi saper correre”, e ha ragione, non è facile, perché rischi che ci scappi anche un infortunio. Stavolta provo a non frenare a lasciarmi andare di più rispetto al solito, anche perché davanti ho qualcuno, quindi cerco di stargli attaccato e non perdere terreno.Una volta in fondo so che c’è ancora una curva e gli ultimi duecento metri. É altrettanto bello vedere la gente che è li pronta ad incitarti proprio sul finale. Vedo l’arco, e mi lancio in uno scatto, proprio in quel momento mi supera Kappa, “merda non credevo che mi fosse così attaccato”, provo a dare ancora qualcosa in più, ma non ci sono abbastanza metri, finiamo quasi appaiati, neanche un secondo di differenza.

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Bella corsa davvero, la medaglia finale che ci consegnano è davvero carina, mi piace!!! poi non siamo molto lontani da una gelateria che adoro “la funivia”, perciò prima di tornare a casa tappa a prendere un gelato premio, ora sì che possiamo rincasare.

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medaglia finale 🙂
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Verona-Resia-Verona

Quando ho iniziato ad andare in bici, a leggere di lunghe distanze e Parigi-Brest, mi sono imbattuto in racconti riguardanti la Verona-Resia-Verona (V.R.V.). Da quelle parole lette traspirava l’emozione di pedalare in posti magnifici con un’organizzazione impeccabile e insieme a tanta gente felice. Impossibile rimanere indifferenti e non sentire la voglia di provare. Al mio primo anno da randonneur avrei potuto parteciparvi, ma impegni dell’ultimo minuto me lo hanno impedito. La cadenza biennale della prova ha fatto sì che l’anno successivo non fosse in calendario, ma quest’anno…e beh “quest’anno è l’anno buono”, mi sono detto. Così mi iscrivo, senza guardare previsioni meteo o eventuali compagni di viaggio, mi iscrivo perché questa proprio la voglio fare. E’ organizzata dal mitico Giorgio Musseu, almeno nell’ultimo mese non so quante volte avrà provato il percorso, segnalando fino all’ultima deviazione per lavori. La sua dedizione direi che è totale, merita supporto e allora benché non sia una prova valida per la qualificazione alla PBP sono circa 300 i ragazzi pronti a partire. Il ritrovo è a Sant’Ambrogio di Valpolicella, dove è allestito il ritiro pacchi gara e il dormitorio. Arrivo verso le 16:00 del venerdì. C’è già Pino, ci sono Rosanna, Franco e Biagio, Fausto e Maria che collabora con la distribuzione del pacco gara e della maglietta tecnica. E’ tutto molto bello. Si respira un’aria di festa, come se si appartenesse tutti alla stessa famiglia. Arriva anche Giuseppe, direi che siamo al completo. La cena è fissata alla pizzeria Primavera. Allestiamo un tavolo da dieci. Passo un paio d’ore in ottima compagnia, prima di rientrare alla base e provare a dormire. La bici è pronta, la postazione notte pure. C’è qualcuno che parla un po’ troppo ad alta voce, dormire la vedo dura, ma ci provo, chiudo gli occhi.

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Prima delle 4:00 siamo già in piedi. Giorgio ha previsto caffè, tè, merendine e brioches appena sfornate, cosa desiderare di più??  Mi preparo con calma, tempo ce n’è. Anche Giuseppe è pronto, così come il grande Romano. Arrivano Pino e gli amici del traguardo volante che oggi giocano in casa (Max, Daniele, Alessandro, Marco, Maria e Mirco). Ore 5:30. Ci disponiamo nei pressi della partenza, Giorgio da le ultime raccomandazioni, scalpitiamo, non vediamo l’ora. Psssss, pssss, cos’è? Cosa non è? Pino dice:”io non sono di sicuro”..e invece no!! Una puntina da disegno ha centrato il suo copertone. Camera d’aria bucata e partenza rimandata almeno per me e Giuseppe che decidiamo di attenderlo. Il gruppo intanto va, noi, invece, cambiamo la camera d’aria. Non ci vuole molto, ma poco basta a far allontanare il gruppo. Inizia una sorta di rimonta. Pino e Giuseppe fanno l’andatura, io sto a ruota senza voler strafare e mi attardo, se necessario a non farmi scoppiare, sulle rampette. Piano piano riprendiamo qualcuno. Prima di arrivare sul lago di Garda, recuperiamo Maria e Marco, accompagnati da Mirco fino a Malcesine. Il gruppetto diventa più numeroso, ci sono anche Giovanni e Paolo. Ovviamente sto a ruota, l’andatura è un po’ “elasticata” e questo potrebbe cuocermi prima del tempo. Il primo controllo è posto al  BICIGRILL Duchi’s. Incontriamo Max, Daniele, Alessandro e Giuseppe che aveva allungato prima di scendere sul lago. Loro ripartono prima, noi una coca ce la beviamo con calma prima di riprendere i sessanta chilometri che ci separano dal BICIGRILL Bike Break di Faedo. La ciclabile è invasa da maglie arancioni, ma anche da famiglie, ciclisti e cicloturisti provenienti da chissà dove. I vigneti e i meleti ci fanno da cornice. Pino impartisce lezioni di agricoltura a tutti, individuando in una tipologia sospetta di cespuglio una piantagione di asparagi. Da qui il gruppetto prenderà il nome di “gruppo asparagi”, vista l’assenza dei componenti del “gruppo simpatia”. Arriviamo intorno alle 12:00 al bicigrill di Faedo. Un piatto di pasta ci sta tutto. Max e gli altri, che continuano a precederci, optano per un panino. Giuseppe sceglie di aspettarci. Guadagniamo un valido aiuto per tutta la restante rando. La temperatura è torrida, si sfiorano i quaranta gradi, ma si procede, comunque. Poco prima di Merano individuiamo in una gelateria la nostra ancora di salvezza. Da qui si unirà anche Marco di Livorno. Una variante ci mostra Merano dall’alto, poi giù a prendere la ciclabile della Val Venosta che ci porterà fino a Resia. Questo tratto lo conosco, sapere ciò che ti aspetta a volte può essere vantaggioso, a volte meno. In questo caso devo dire che mi fa bene sapere di conoscere la strada, riesco a prevedere cosa mi aspetta e quanto manca al prossimo controllo. Un controllo segreto spezza l’andatura, ma il panino al cioccolato da più energia di qualunque barretta, quindi bene così. Inizia il piccolo Stelvio: sette tornantini niente male. Qui è una fontana invece a darci un freno. Bagno tutto quello che ho addosso, tanto asciugherà in fretta, Giuseppe quasi fa la doccia sotto quel rubinetto. Quando inizia lo sterrato so che ormai ci siamo, il laghetto di Silandro non è lontano, anzi, eccolo!! Una birretta prima di risalire in sella ci vuole. C’è chi mangia un piatto di pasta, chi una fetta di torta.

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I chilometri percorsi sono circa 260, 40 quelli che ci separano dal giro di boa. Alla ripartenza troviamo con noi Max, Daniele e Alessandro. Max conosce la salita, mi avvicino e chiedo lumi. Meglio non scrivere quello che mi dice, diciamo che mi ha avvertito che da una chiesetta in poi sono previsti strappi di discreta durezza. Vedo la chiesetta descritta da Max. Le rampette iniziano da prima, il gruppetto si allunga. Manco a dirlo dietro tutti ci siamo io e Max. “Dai che adesso spiana” e via un’altra rampa. “Non me la ricordavo così”, dice Max. Lui non la ricordava, io non sospettavo fosse così dura. Sono costretto a fermarmi un attimo: la testa gira troppo, meglio recuperare. In lontananza ormai vediamo la diga. Gli altri sono lontani, ma Max è una sicurezza, so che arriverò in cima. C’è ancora luce, il lago col suo campanile merita. Timbriamo e, non dovendoci cambiare, decidiamo di riscendere verso Silandro per una sosta un po’ più corposa, in attesa degli altri. Poco prima del laghetto Max rompe un raggio, gli altri 31 gli consentiranno di arrivare senza particolari problemi. Al ristoro azzardo una pasta alla bolognese, forse per sentirmi di più a casa. Max ritrova i suoi compagni di viaggio e decide di saltare il riposino e proseguire dritto. Io aspetto gli altri. Belli profumati i miei amici fanno il loro ingresso dopo circa una buona mezz’ora. Loro mangiano, io dormo. Un’oretta basta per sentirsi meglio. Entro nel locale, dei piedi sbucano da sotto il tavolo: è Maria che ha scelto una location originale per il suo riposino. Ci ricompattiamo e ripartiamo. Si aggrega anche Diego, che ha già pedalato con noi in occasione dell’Edelweiss. La notte rallenta i ritmi e i battiti. Non è molto freddo e questo è un bene, sempre. I chilometri scorrono sotto le nostre ruote, passiamo Merano e Bolzano. Inizia ad albeggiare, decidiamo di fermarci per un’altro sonnellino ricostituente. Il lago di Caldaro visto dall’alto è ancora più bello. Alle 7:00 siamo di nuovo a Faedo. Urge colazione abbondante!!! Max si è già spazzolato una cotoletta, ho detto tutto!! Ripartiamo a fatica, sappiamo che il sole da lì a poco tornerà a battere ferocemente. Pino accusa un po’ il clima “artico”. Non l’ho mai visto in difficoltà durante gli altri appuntamenti, che faccio? Scatto? No, manco a pensarlo. Per tutte le volte che mi ha dato una mano lui sarebbe proprio da vigliacco. Rallentiamo un po’ l’andatura e raggiungiamo il bicigrill di Avio. Timbro e mega toast per affrontare gli ultimi chilometri.

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Pino ci aggiorna costantemente sull’andatura verticale della temperatura: non è che le cose migliorino!! Passiamo Sant’Ambrogio per dirigerci verso Verona. Ecco la diga e poi il negozio del Traguardo Volante. Da qui Maria ci dice che ci sarebbe un drittone che in pochi chilometri ci conduce alla meta, ma la traccia prevede altro e allora si va. Ecco il tratto di sterrato descritto da Giorgio nei suoi video su Facebook. Non è poi tanto battuto come aveva detto, ma si fa lo stesso. Dovrebbero mancare solo tre chilometri, ma ne sono sei. Ormai vediamo la meta vicina, i visi iniziano a distendersi, la fatica viene sopraffatta dai sorrisi. Vediamo la chiesa del paese. Mi affianco a Pino. Questa volta voglio proprio arrivare con lui. E’ stato un viaggio condiviso in tutto e per tutto, dalle risate ai momenti di difficoltà. Non ci siamo fatti mancare nulla, nemmeno un pezzo di partita dei mondiali Argentina-Islanda con telecronaca rigorosamente in tedesco!! L’accoglienza è trionfale. Giorgio e Simonetta si complimentano con noi, scattandoci le foto per immortalare il momento. Ci aspettano ancora una birra e dei tortelli per chiudere in bellezza: non si può finire in maniera migliore!! Ringrazio i miei compagni di viaggio Pino, Giuseppe, Maria e Giovanni e tutti gli altri con i quali ho condiviso un pezzo di strada, Giorgio per gli sforzi profusi affinché tutto potesse essere perfetto per noi più comuni pedalatori e per essersi fatto conoscere attraverso questo bellissimo percorso che risponde alla sua filosofia di vita, come lui stesso ha scritto: “La “bastardata” del tratto finale è un mio credo, importantissimo concetto mentale di crescita che uso nei miei allenamenti, l’ostacolo prima dell’arrivo, dove mente e corpo stanno per mollare e ti trovi quello che non ti aspetti, lì esce il carattere, la capacità di andare oltre..”

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Ravorando ’18

E’ passato qualche giorno di troppo, forse, ma è un periodo un po’ così. Quest’anno mi sembra che il tempo sia più veloce di me, non riesco a stargli dietro. Comunque come sempre la partecipazione è d’obbligo a questa che è la rando di “casa”, anche perché è difficile dire no ad un invito vecchio stile tramite cartolina postale, Sergio è sempre tra i top. Data, orario e luogo di partenza variano, il resto del tracciato ricalca quello della passata edizione. Alle 16:00 sono già al centro sportivo. Ormai si contano sempre di più le conoscenze e questo non può che farmi piacere. Ci sono i reduci della Sicilia e delle Repubbliche Marinare. Siamo una ottantina a partire. Le raccomandazioni da parte di Sergio segnano l’inizio di questa prova.

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Sono tra i primi a timbrare: per “sgomberare l’area” decido di avviarmi e di aspettare i soliti noti lungo la prima parte del percorso. Quest’anno, però, ho qualche problema con le partenze. Nessuno si accorge della mia scelta così il gruppo è fermo lì che mi cerca, perdendo già una decina di minuti. Io lascio passare tutti gli altri e alla fine prima di via Collina vengo ripreso in tutti i sensi dai miei amici: Pino, Giuseppe, Moreno, Marco, Cinzia scortata per l’occasione da Carmine… Si procede adesso in gruppo. E’ la salita a fare la selezione: il gruppo delle lepri va, eccome se va; noi del simpatia andiamo più adagio, ma andiamo. Il sole scalda e parecchio. La fontana del fondovalle Savena ci salva un attimo, prima di affrontare la salita per Monghidoro. Questa strada è anche abbastanza al coperto e non posso che essere felice di questo, tuttavia un venticello che tende ad aumentare verso quota mi mette un po’ di timore per la successiva discesa. In effetti su in cima alla Raticosa le folate diventano più pesanti, ma nulla a che vedere con quelle patite l’anno precedente. Dal passo in dieci chilometri di discesa siamo al punto di controllo-ristoro che prevede pasta al pomodoro: ci calza a pennello. Il gruppo si fa più corposo in vista del tratto in pianura, secondo Cinzia siamo anche troppi. In effetti più si è e più è difficile avere un’andatura comune. Qualcuno allunga, Pino è lì a mettere i freni, anche se alla fine un gruppetto si stacca. La notte è calata già da un po’ e la necessità di trovare un bar aperto si fa sempre più impellente. Il miraggio arriva intorno alle 22:00. Non so esattamente dove ci troviamo, diciamo che stiamo girando tra le province di Bologna, Ferrara e Ravenna. Comunque il bar aperto lo troviamo ed è assalto vero!! Pochi minuti bastano per riprendersi e ripartire.

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Alle 2:00 siamo al controllo di Castel Guelfo. Altro ristoro e altra ripartenza prima verso Dozza e poi verso Faenza. Inizio a pronosticare l’arrivo al solito bar di Marradi. Mi avvicino a Cinzia:” Secondo me saremo lì per le 7:00″. “Ah, forse anche più tardi perché io ho bisogno di dormire”, mi risponde e così si ferma a bordo strada scortata da Carmine e da altri amici modenesi. Vorrei provare a non dormire, decido quindi di continuare con Pino, Fausto, Moreno e Carlo (alla sua prima notturna), Barbara, i ragazzi di Civitavecchia con Diego (un tantino sfortunato per le tre forature) e i campioni in carica Gaspare e Francesca, che si sono aggregati dal controllo di Castel Guelfo per una sgambatina notturna. A Brisighella sono ormai le 5:00. Quest’anno anticipiamo la sosta qui, ne ho davvero bisogno. La ripartenza è il momento più difficile e Carlo questa volta sente la stanchezza. Si stacca con Moreno, si aggregherà al gruppo di Cinzia. Inizia il Passo Carnevale. Gli scalatori vanno, Pino scorta me e Barbara rimanendo ad un tiro di schioppo. L’andatura è lenta ed incerta, però non si molla e si sale. L’ultimo chilometro spiana, io decido di rifiatare, Barbara scatta!!! Che figura di m…Ci riuniamo in vetta per la foto di rito e poi giù verso il controllo di Palazzuolo presidiato come sempre da Sergio e dal suo staff. Sopraggiungono di nuovo gli amici di Civitavecchia e ci dirigiamo verso la via Emilia insieme.

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La discesa corre senza particolari problemi, i restanti chilometri di pianura (50 km) invece si fanno sentire. La temperatura si è alzata vistosamente, troviamo un distributore d’acqua che ci permette di rinfrescarci. Si riparte per gli ultimi 30 km. L’andatura è altalenante, a volte più forte, a volte meno. Si va in base a chi sta peggio, non lasciamo nessuno per strada e alla fine arriviamo di nuovo al centro sportivo. Sono abbastanza cotto, anche perché questa rando è stata caratterizzata da un continuo fastidio all’avampiede sinistro e al soprasella. Ho pedalato stringendo i denti, tutto sommato alla fine ho anche tirato, a dimostrazione che ancora qualcosa da dare ce l’avevo. Certo pedalare senza troppi fastidi sarebbe la condizione ideale, urge trovare migliorie per presentarmi al meglio alla prossima esigente prova, la Verona-Resia-Verona.

 

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Ultima gara sociale prima della pausa estiva: 35° camminata dei due mulini

Solitamente anche se non ho una vena da scrittore, mi piace poter raccontare le mie esperienze di corsa, descrivere ciò che sento, le difficoltà che comporta  raggiungere il traguardo, superare se stessi ad ogni allenamento, ad ogni gara, gioire per un risultato o semplicemnte perchè sei riuscito a goderti come speravi l’uscita di corsa. Oggi però è più difficile del solito, la scomparsa di un collega colora di grigio anche i ricordi più piacevoli, eppure scrivere, nonostante tutto, credo che sia comunque un modo per ricordare una parte bella delle nostra chiacchierate, rileggo ancora gli ultimi messaggi, in cui mi diceva che aveva saputo della mia impresa in maratona a Roma, e io risposi: “è stata una bella impresa, anche il mio allenatore sembra quasi non crederci, poi te la racconto”, e lui “io ci ho sempre creduto fin dalla prima…te lo avevo detto”. Non gli raccontai mai della maratona di Roma, spero però che in qualche modo possa leggere questi racconti di gare sociali a cui quest’anno mi sto dedicando, ed essere ancora contento per ciò che faccio.

Quindi C. venendo a noi, ho corso anche domenica, sicuramente tu avrai conosciuto il posto: Anzola dell’Emilia, al contrario mio, che più gare sociali faccio, più vado a correre in posti in cui non mi sono neanche mai avvicinato, avremmo potuto ridere anche di questo, già mi immagino la tua faccia lì seduta a preparasi la sigaretta che intanto se la ride. Posto sperduto o no anche in questa occasione il gruppo che si è riunito per quest’ultimo appuntamento prima che il caldo ci uccida, è stato abbastanza cospicuo, e questo sicuramente mi ha messo di buon umore in una gara in cui partivo più agitato del solito. Vedere certe persone con le quali oltre a correre ogni tanto siamo usciti per una cena o comunque puoi farci dei piacevoli discorsi ti fa stare un po’ più sereno una volta che è giunto il momento della partenza. Non credi anche tu? nel tuo passato da calciatore con i compagni di spogliatoio avrai vissuto le stesse sensazioni.

Più ci avviciniamo all’ora della prtenza più il sole inizia a farsi sentire, saremo quasi sui 30°, perciò cerco di riscaldarmi il giusto, e fare un po’ di stretching all’ombra, meglio che se mi devo sciogliere lo faccia in gara, che non arrivarci cotto. Faccio una capatina tattica ai bagni prima della partenza, Vito si accorge che sto facendo la fila, e mi dice due parole con fare sconsolato, visto che mancano dieci minuti, poi si gira e torna al suo “stand”. Intanto tra me e me penso al ragazzo della Maria Assunta, a quando mi disse che questa gara era di 14 km buoni, e non di 10 come mi sembrava di aver visto dal calendario sportivo, credo che quando me lo disse debba aver fatto una faccia come se mi avesse detto che era una 30 km, pari pari; dopo aver corso la maratona il numero di km si è notevolemnte ridotto, in più negli ultimi mesi abbiamo sempre fatto gare corte, perciò anche io mi sono un po’ abituato non fare certe distanze, non mi sentivo pronto per reggere certi ritmi per una distanza che si avvicinava alla mezza, però pensando alla scena mi veniva da ridere.

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La partenza puntualissima alle 9, con un primo tratto fatto intorno alla pista di atletica dove siamo partiti, poi ne usciamo e iniziamo la parte fuori, che fin da subito ci presenta un percorso misto ad asfalto e strada sterrata che passa in mezzo ai campi, per poi tornare sull’asfalto. I prima km bene o male sono quasi sempre così, con in mezzo due strappetti in salita, che con il caldo che fa ti sembra di scalare chissà quale montagna, non sempre inoltre c’è ombra lungo il percorso, ogni ristoro diventa fondamentale, anche se come sempre prendere n bicchiere in corsa e bere non è mai facile, in particolare se chi ti precede, nel tentativo di prenderli fa quasi uno strike facendoli cadere attirandosi l’ira dei volontari. In questi primi 6-7 Km reggo abbastanza bene il ritmo di chi mi precede, Enrico mi è poco davanti e provo a controllarlo, poi però piano piano inizio ad accusare, mentre lui oggi sembra non soffrire tantissimo della temperatura, così come Fabrizio, altro ragazzo del nostro gruppo.Dopo l’8° speriscono anche il numero dei km, quindi non so neanche quanto manca per cercare di darmi un po’ di coraggio e tener duro, nel frattempo attraversiamo dei tratti in mezzo ai campi in cui l’erba è un po’ più alta, circondati da recinti per cavalli. Il dodicesimo km è segnato, perciò ora devo davvero solo restire altri dieci minuti massimo e sarò al traguardo, in lontananza vedo le triubune della pista, perciò sento proprio che manca poco. Dietro di me sta sopraggiungendo Antonio, che negli ultimduecento metri mi è praticamente attaccato, gli faccio segno di affiancarmi, in mododa arrivare insieme sul traguardo, ma sembra volermi lasciare strada, e nel tratto finale che ci immette in pista faccio l’ultimo scatto. Finalmente è finita, come desidero un po’ di ristoro!!! meno male che quello è all’ombra, nelle tavolate c’è un po’ di frutta e le fette biscottate, per ridarci energia.

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Con il Boss

Il bello è che anche questa volta ce la prendiamo con calma, senza troppa fretta di rientrare, cambaindoci con tutta la tranquilità possibile e aspettando le premiazioni, che come dice Enrico dimostrano che “siamo uno squadrone, siamo dei carri armati” 🙂 :-), visto che prendiamo un bel po’ di premi, e sulla AM faccioamo cinque su cinque dei premiati, ottimo!!!, io addirittura secondo in questa categoria, e questo vuol dire ancora un vaolta che oltre al pacco gara avrò una aggiunta di prodotti, davvero eccellenti,  che posso gustarmi (INSERIRE FOTO PREMI)

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Forse la parte dei dolci non l’avresti condivisa, ma credo che la birretta magari sì che dici? Avrei voluto raccontarti questa e le altre di persona,  scherzarci su come sto immaginando,  prendere da te tutto l’incoraggimento possibile per i prossimi obiettivi. Mi mancherai anche per questo.

 

Randogiro dell’Emilia

Doveva essere la prima di un trittico per questo mese di giugno, diciamo che è andata bene per metà..

Partenza a Spilamberto prevista per le ore 8:00. Alle 6:00 son già lì che mi gusto con calma il caffettino con la brioches appena sfornata e ritiro la carta di viaggio. Il percorso è lo stesso dell’anno scorso, sono stati però invertiti gli anelli da 300 km: quest’anno si passerà prima da Imola. Di tempo ne ho a sufficienza per preparare Balto prima della partenza, Balto che viene da un rifacimento di nipples della ruota anteriore ancora non testato. Appena salito in sella sento dei rumori strani, credo sia l’assestamento dei raggi, speriamo che la ruota tenga botta!! Incontro gli amici Giuseppe e Max, il Traguardo Volante (Max, Daniele e Alessandro), ci sono Giovanni con Oscar e Paolo. Siamo circa 120 distribuiti sui due percorsi. Manca un po’ la spina dorsale del gruppetto simpatia (Pino, Eros, Cinzia e Sonia), che ha appena concluso la Sicilia No-Stop, un giretto da ridere.

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Sono il primo a timbrare la carta gialla. Alle otto si parte per questa nuova prova. Giuseppe è lì davanti che tiene un’andatura adeguata alla mia condizione. I primi 120 km prevedono pianura fino ad Imola. Il sopraggiungere di un gruppetto che viaggia a velocità folli interrompe la nostra regolarità. Da questo momento sarà tutto uno scatto per cercare di non perdere le ruote, so già che pagherò questo sforzo. Al primo controllo per fortuna ci stacchiamo dal treno e procediamo più regolari, anche se i 35/37 km/h imposti dal Colucci non sono mica pochi!! Sugli Stradelli Guelfi una lunga colonna di auto si dirige verso il mare, noi ciclisti andiamo più forte e, con un po’ di attenzione, superiamo questo serpente di lamiera a motore. Il km 120 arriva molto prima del previsto. Il secondo controllo ci fa un po’ riprendere fiato. Si riparte per il lungo fondovalle che ci porterà a Firenzuola e poi sulla Futa. Le fatiche accumulate per tenere quell’andatura folle si fanno sentire. Max è il primo a staccarsi, io poco dopo, Giuseppe ha decisamente un altro passo, è giusto che vada per conto suo. Mi fermo a Fontanelice per rinfrescarmi ad una fontana, Max non arriva. Giungo a Firenzuola, al chioschetto sulla strada prendo coca e gelato, di Max non v’è parvenza. Riparto dopo una ventina di minuti, la salita che porta sulla Futa non è lunghissima, ma è abbastanza ostica. Il caldo non aiuta sicuramente. Ad un paio di chilometri una maglia bianca del Traguardo Volante (Alessandro) mi sorpassa, poco dopo anche Daniele sopraggiunge. Il loro compagno Max è poco indietro. Una fontana all’ombra offre refrigerio a molti. Provo a chiamare il Bed, non c’è segnale, i ragazzi di Verona non l’hanno visto. Penso ad un suo possibile ritiro. Raggiungiamo la Futa e successivamente i bacini di Brasimone e di Suviana prima di giungere al controllo che prevede insalata di riso per tutti al km 215. Ci alleghiamo una birra gelata, giusto per riprenderci un po’. Un collegamento istantaneo di Daniele su Facebook ci informa che il Bed è passato sulla Futa da almeno un’ora ed infatti poco dopo si palesa nel risto-bar.

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Si compone un quintetto che inizia a ridiscendere verso Sasso Marconi. Sarà il caldo accumulato, ma nonostante i 28 gradi sento freddo, e non sono l’unico a quanto pare. Il fondovalle, vuoi la strada rovinata, vuoi il traffico o la fatica accumulata, si dimostra alquanto ostico: quelle contropendeze si fanno sentire. All’ingresso di Sasso ci arriviamo comunque. Ricordo dall’anno prima una fontana proprio lì alle porte del paese. Fortunatamente non l’hanno spostata. Ci fermiamo un attimo prima di affrontare il Mongardino, che seppur breve si fa dare del lei. Ed infatti così è. In cima però c’è il controllo nell’osteria. Altra birretta prima di scendere per affrontare gli ultimi 40 km. Tra di noi inizia a serpeggiare l’idea di fermarsi dopo il primo 300. Riprendiamo alcuni ciclisti che ci precedevano. Saremo una ventina. Ci accodiamo per gli ultimi 15 km che ci riportano al centro sportivo. E’ fatta. Fin qui ci siamo arrivati. Spero che la pausa ristoratrice con pasta e tigelle mi aiuti a recuperare le forze. I veronesi mollano, Max ci starebbe, ma mi faccio un po’ prendere dalla decisione degli altri, anche perché, a dirla tutta, mi sento abbastanza cotto e l’idea di affrontare altri 100 km di pianura mi nausea un po’.

Ok mollo, mi fermo qui. Lo so, perdo praticamente l’unico 600 che mi permetterebbe la preiscrizione agevolata nella scelta degli orari di partenza ad una ipotetica Parigi-Brest-Parigi, ma le mie condizioni attuali mi dicono di fare così.  Max dice che basterà un 400; magari la prossima settimana a Bologna avrò subito l’occasione per rifarmi. Sarà sufficiente non farsi prendere dalla foga iniziale e gestire di più le forze e sono convinto che la cosa si possa fare. Certo, prevedere una partecipazione all’Alpi 4000 adesso mi sembra un po’ eccessivo. Valuterò passo dopo passo la condizione e soprattutto le motivazioni.

Intanto testa (speriamo!!) al 400 di Bologna e poi si vedrà.

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43° Camminata del Lippo

“Vito ma dov’è il Lippo?”, “E…all’aeroporto!!” Già, come se fosse scontato che debba conoscere tutti i paesini sparsi nell’interland bolognese, ma chi c’è mai stato al Lippo! è così che è avvenuta la registrazione per la 7° gara sociale del nostro gruppo, come altre che ho fatto fin ora anche questa si sarebbe svolta in un posto a me sconosciuto.  Provo a chiedere al fedele Antonello, ma aggiunge solo che non si ricorda se è sotto Bologna o sotto Calderara di Reno, vabbè, è qualcosa in più, anche se poco, lui ovviamente ci sarà, nonostante la sera prima sarà impegnato a seguire in bici tutti coloro che faranno la 100 Km del passatore, per cui chissà come sarà messo, certo è che la corsa è breve rispetto alle solite: 8 km, o meglio, 5 miglia, quindi per esattezza 8.04 Km. Il vantaggio di correre in un piccolo paesino è che una volta arrivato non hai tanta difficoltà a trovare il luogo d’incontro, la cosa scomoda invece è trovare il parcheggio, più del solito.

La partenza è prevista per le 9.15 ma ovviamente il capo ci dice di arrivare un po’ prima, almeno per riscaldarci e fare la foto di rito, solo che qualcuno mentre viene scattata è già a fare una corsetta, peccato! Ah, quasi dimenticavo, una volta lì noto che non c’è la nostra massaggiatrice Giovanna, “strano!” penso subito fra me, in fondo da quando è con noi è sempre venuta alle gare, pure a Ferrara, e in questa che non è troppo lontano dalla città lei non c’è, così chiedo senza troppi problema a Vito la causa della sua assenza. Mi racconta un po’ la vicenda, e in sostanza lei avrebbe iniziato a chiedere di più per i massaggi, inoltre il prezzo cambiava a seconda della coporatura della persona , perchè se ci andava uno robusto, come Antonello, avrebbe faticato di più, e avrebbe impiegato più energie. Alchè Vito le ha detto che a quel punto era meglio troncare la relazione. Gli sltri del nostro gruppo dicevano che aveva fatto bene, anche se io sono un po’ di un parere leggermente diverso: avrà avuto tutte le buone ragioni, ma per noi credo sia importante un punto di riferimento sotto quel punto di vista, soprattutto nelle giornate di gara. Peccato davvero.

Siamo comunque un bel gruppetto di noi, i fedelissimi ci sono tutti, manca qualcuno della maratona di Rimini, che a distanza di un mese sembra che faccia ancora fatica a rimettersi in pista, forse condizionato anche dal caldo che è tornato a farsi sentire, e questa giornata non è da meno, non sono neanche le 9 e già si sente.

Sarà magari un rumore, ma sentire gli aerei che prendono il volo vicino a noi mi fa immaginare di poter partire, prenderne uno e dopo qualche ora essere seduto in chissà quale piazza d’Europa. Davanti partiamo molto forte, mi ritrovo fianco a fianco con Enrico, gli sto sempre attaccato, cercando di non mollarlo, il primo tratto è percorso esternamente al piccolo paese del Lippo, immergendoci in piena campagna, tanto che ad un certo punto attraversiamo un trato stretto in mezzo ad un campo, poi comincia il rientro. In quei momenti i cartelli che indicano il numero un po’ mi destabilizzano, più che altro perchè più passano i km, più mi viende da dire “ma non era 8 km?”, sembra che non finisce mai, poi ho un flash, ma non è che il percorso è segnato in miglia? misà che deve essere così, infatti al segnale numero 4 siamo vicini al rientro. Enrico mi precede più avanti, non troppo, visto che lo vedo sempre, appena ha notato che gli ero sempre attaccato ha alzato il ritmo, ed io forse complice un po’ il caldo, non sono riuscito a tenerlo bene.  Il traguardo è posizionato in un spazio abbastanza grandino, e io lo taglio quindicesimo, beh dai, bene!! Il cronometro è un po’ più alto del previsto, anche se non gli do’ troppo peso, correre in questo clima non è il massimo, anche solo per 8 Km.

Visto che abbiamo concluso presto me la prendo con comoda, passeggio, vado al ristoro posizionato sotto un bel tendone, e mi intrattengo con gli altri che piano piano arrivano, in questo momento è davvero piacevole ritrovarsi tutti li, dopo questa breve sgambata, chiaccherare come se corressimo insieme da più tempo. Dopo esserci cambiati vediamo di assistera anche alle premiazioni, cosa alquanto strana per me, solitamente infatti anche se ricevo un premio extra per la mia posizione, prendo e vado, senza stare a guardare i primi tre classificati assoluti o di categoria, questa volta invece rimango con gli altri. Oltre a Enrico, che viene premiato primo della sua categoria, viene premiato anche Filippo, secondo in quella dove sono io, e per il terzo…chiamano me, uao!!!!! non sono mai salito sul podio, anche se qui il podio, fisicamente non c’è :-), ma sono felice lo stesso, è proprio bello. Dopo gli uomini è il turno delle ragazze, in questa occasione non ce ne stavano tante, perciò le nostre riescono anche loro a prendere un premio. Tutto ovviamente in prodotti alimentari e di buon consumo, sul mio, oltre ad un pezzo di speck, anche una confezione di pastine e una lattina di birra.

Così, una corsa che sembrava non troppo entusiasmante, alla fine, per la compagnia e le premiazioni finali, si è rivelata davvero soddisfacente. La prima parte di stagione volge quasi al termine, ancora una gara poi pausa estiva,con il caldo infatti niente uscite ufficiali, poi starà al singolo decidere se vuole ammazzarsi con il caldo estivo in qualche corsa in giro per l’Italia. Presto però dovremo darci un nuovo obiettivo per l’autunno, in modo da ritrovare una motivazione costante per tutti gli allenamenti estivi, altrimenti come faremo?

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La tradizione continua: ancora STRAVERONA

Se cominci a partecipare ad un corsa per quattro anni di fila deve esserti proprio entrata dentro, ed effettivamente è così, perchè da quando ho iniziato a correre con costanza e fare le gare in giro di qua e di là, la stracittadina veronese non è mai mancata, sempre in compagnia del mio fratellone, lui nel percorso da 6 Km, io in quello da 20 collinare.Quest’anno era pure in concomitanza con la strabologna, e nonostante il nostro presidente e allenatore fosse un punto d’iscrizione e consegna della maglietta, non ci ho  pensato due volte a scegliere di correre nel veronese, primo perchè è sempre un’occasione per stare in famiglia già dal sabato, e poi perchè adoro il percorso dei 20 km che parte dal centro città, sale sulle colline veronesi per poi scendere ancora e terminare in prossimità della zona di partenza.

Anche quest’anno la partecipazione si conferma molto numerosa, almeno 20000 persone, perciò decidiamo di fare colazione presto e avviarci verso Verona in modo da trovare parcheggio il più vicino possibile a piazza Bra, all’inizio infatti sei bello fresco e una camminata te la fai anche, ma dopo è un’altro discorso, e non vedi l’ora di rientrare, farti una bella doccia e gustarti pranzino; dopo che il meteo ha fatto un po’ il cattivo con qualche temporale nei giorni precedenti, domenica mattina regala proprio un bel sole, con una temperatura che in maniche corte si sta proprio bene, già dalle 8. Bene bene, così dopo aver ritirato il pettorale possiamo farci una camminata in piazza ed assistere alla fase di riscaldamento organizzata dalla facoltà di scenze motorie. Mio fratello è molto titubante e rimane a guardare, io anche se defilato cerco di fare un po’ degli esercizi che propongono, poi inizio il mio classico riscaldamento. Daltronde questa volta non c’è la massaggiatrice del nostro gruppo sportivo, e non posso approfittare del classico massaggio, anche se in teoria l’opportunità ci sarebbe, ma c’è sempre un po’ di fila, magari per il prossimo anno che dite?

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Sul palco della partenza intervengono l’assessore allo sport e il sindaco per ringraziare tutti di questo evento che si dimostra sempre essere un gran momento di sport per la città, e augurarci una bella corsa all’insegno del divertimento, in effetti ogni volta che sono qui in prossimità di cominciare mi sento sempre molto bene, rilassato, senza troppi pensieri di tempo o altro, desidero solo affrontare la corsa che mi si prospetta e godermi poi la parte finale che ci riporta verso “casa”. Partenza puntualissima alle 9, con il fiume di gente che all’inizio è sempre un po’ un problema, perchè oltre a chi corre molti camminano, quindi devi stare attento a non “tamponare” qualcuno e finirgli addosso, fortunatamente Verona sotto questo punto di vista offre fin da subito dei tratti in cui la strada è molto larga, perciò diciamo che il problema è all’inizio, poi si va bene. I primi km sono comuni, poi pian piano ci si divide, prima dalla 6 km, e dopo dalla 10. Con la parte lunga dei 20 che farà tutto un giro suo. Ogni anno so che sarà faticosa, ma è questo che mi spinge a farla, perchè mi mette alla prova e allo stesso tempo mentre corro posso godere di una bella vista dall’alto, ed è così anche quest’anno, perchè per circa 7km, dopo che ci siamo divisi, si continua sempre a salire, e poi vai con delle discese, anche queste sono toste, perchè oltre ad essere ripide come segnalano i cartelli, in alcuni punti sono anche su strada sconnessa o sterrata, quindi ancora più attenzione. Il percorso poi è piacevole, perchè ci fa attraversare qualche piccolo borgo sparso in collina, e passare vicino a vigneti e tratti immersi nel verde.

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Dall’11esimo Km circa, fino all’arrivo mi raggiunge anche un ragazzo, e non ci molleremo fino al traguardo, fianco a fianco per quasi tutti i 9 km, ci separiamo magari quando dobbiamo superare qualcuno, oppure in discesa, dove lui va più forte, ma subito dopo ci riaccostiamo, mi sembra quasi di essere sul gioco di Mario Kart, dove cerchi di battere il tuo record su un circuito e corri contro il tuo fantasma, identica situazione la sto vivendo ora, ed è davvero bello, perchè i km scorrono veloci come un battito di ciglia. Avvicinandosi alla fine so che entrambi tenteremo un allungo, cerco di preservarmi per gli ultimi due km, ma nessuno dei due cede niente, ma quando manca qualche centinaio di metri al traguardo il fantasma ha uno scatto migliore che un po’ mi spiazza e mi finisce davanti. Peccato, ma sono molto contento lo stesso, la corsa è stata molto piacevole e ho corso anche 4 minuti in meno degli altri anni, che era quello che speravo. Come sempre ottima anche l’organizzazione, sia in zona partenza/arrivo, che durante tutto il percorso, il bauletto con i prodotti alimentari che scegli per la quota d’iscirizione fornitissimo, e lodevole anche l’iniziativa che con il pettorale hai l’ingresso gratuito nei musei di Verona per il weekend della Straverona. Meglio di così!

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