Ritorno tra i banchi di scuola: shortrail degli ulivi

Dopo circa due settimane o poco più che avevo ricominciato a correre vedo un post di FB che condivideva il volontino dedicato al trail degli ulivi, a Bettona in Umbria. Due le distanze: una 50 km con quasi 2000m D+, e la 20 km con 870 d+. Come data era perfetta, il 26 settembre, perché quel week end sarei sicuramente tornato a casa per il compleanno di mia madre, quindi una strana voglia mi è scattata dentro, mi sono detto: “beh la 50 è veramente troppo, però la 20 con un po’ di allenamento ce la potrei fare”. Così ho ricominciato a macinare un po’ di km e ad allenarmi in salita; c’era però da cimentarsi anche sul tipo di terreno, trattandosi di trail e correndo sempre su strada dovevo fare qualche corsetta off road diciamo, così ho chiesto consiglio al caro Max Bedonni, esperto in materia, il quale mi ha fatto conoscere il Bologna trail team, un gruppo che il martedì e il giovedì sera si ritrova per correre insieme, perciò mi sono unito a loro nelle settimane prima della gara. Devo dire che è stata, ed è tuttora, una bella esperienza, è una corsa diversa, che mi ha insegnato ad avere più pazienza quando ci sono i momenti difficili come nelle salite più impegnative, o quando i km sembrano molti di più di quello che sono, e ad aspettare gli altri che corrono insieme a te, anche se ad un passo diverso. Per questo, in vista delle prossime gare, incrociando le dita che si facciano, ho chiesto al mio allenatore Roberto di inserire nella programmazione settimanale un allenamento di tipo trail, inoltre ho anche l’impressione che fisicamente mi stia aiutando molto, come sviluppo di una certa forza muscolare. Nelle settimane che hanno preceduto la corsa ho anche testato lo zainetto preso alla decathlon per l’occasione, e devo dire che è stupendo, stra comodo, permette di portare un sacco di cose, e avere una sacca da 1 litro di acqua dietro aggiunge altri punti al tutto. Pensate che la scorsa settimana sono andato a fare un lavoro di “ripetute” nel parco che amo, distante circa 5 km da casa mia, quindi cosa ho fatto: per la fase di riscaldamento ho usato un certo tipo di scarpe, una volta arrivato lì me le sono cambiate, ho messo quelle apposta per i lavori veloci che avevo portato nello zaino, e una volta terminato ho rimesso le scarpe per il defaticamento e sono tornato a casa. Poi siccome le fontane non sempre funzionano bene avevo anche l’acqua con me.

Ed eccoci a sabato 26 settembre, giorno del trail. La sera prima riesco a cenare e dormire a casa di un amico a Bastia, distante 8 km dal punto di partenza, e questa è stato un gran vantaggio, altrimenti la mattina mi sarei dovuto alzare verso le sei e partire, dato che il ritiro pettorali era fino alle 8.30; una volta arrivato ho ritrovato i cari compagni di corsa super Ricky e Natale, loro avrebbero fatto la 50Km, così fino alla loro partenza, fissata un’ora prima della mia, siamo rimasti insieme a chiacchierare un po’, inoltre alla fine è arrivato anche Max, anche lui per la 50, e il giorno dopo avrebbe partecipato alla maratona che si sarebbe svolta a San Marino, che eroe!!!

Ritrovarsi a partire in mezzo agli amanti del trail è stato davvero particolare, mi sono sentito come alla prima partecipazione di una gara, tutti sicuramente più esperti e più bravi di me, bastava vederli dal loro abbigliamento, altro che zainetto della decathlon! Per me l’obiettivo era uno solo: godersi la corsa, arrivare in fondo e rimettersi in gioco dopo i mesi di stop, niente di più. L’unica preoccupazione è stata la sera prima della gara: è venuto un bel diluvio e temevo per le condizioni del terreno, ok che avevo fatto tre allenamenti trail, ma il fango non lo avevo ancora incrociato.

Per quanto riguarda le misure di sicurezza sono state veramente chiare sul sito, distanziamento sulla linea di partenza, con della X blu segnate in terra dove piazzarsi, e mascherina per i primi 500m, non ci sarebbero state docce, e ai punti ristoro ci sarebbe stata acqua in bottiglia e snack sigillati, per questi ultimi credo che fossero nella 50, perché nella 20 non li ho proprio visti.

E poi il countdown, fino allo start, 20 km di salite e discese; mentalmente, guardando l’altimetria del percorso avevo suddiviso tutto in pezzi, in modo da affrontarlo meglio. Poi avevo con me l’acqua e due gel, uno sicuramente lo avrei usato, dato che dal momento della colazione sarebbe passata qualche ora, e l’altro un po’ da scorta.

I primi km scorrono abbastanza bene, nei tratti in salita in cui si cammina cerco di fare una camminata veloce e non rallentarmi troppo, al primo ristoro prendo una bottiglietta d’acqua e me la tengo sulla parte davanti dello zaino, così ogni tanto uso quella. Cerco di tenere sempre un po’ il contatto con chi mi è davanti, verso la metà scorgo davanti a me una ragazza che cavolo ha un buon passo, riesco a superarla solo una volta e giusto per un km, poi quando inizia un tratto in discesa mi supera di nuovo e non la rivedo. Più faccio trail più mi accorgo di quanto la gente nelle discese si fionda a cannone come se non ci fosse un domani, io sono più cauto e non riesco a lanciarmi, non so è per preservare il piede dove mi sono infortunato, in salita poi recupero, vado bene e riduco la distanza, ma in discesa c’è poco da fare. Comunque il percorso è davvero bello, oltre ad essere molto corribile, gran parte è in mezzo al bosco, a volte siamo usciti attraversando un paio di caseggiati vicino ai campi e altre, nello sterrato, abbiamo potuto ammirare le colline umbre che ci circondavano, una sola volta siamo andati su asfalto, ma sarà stato per duecento metri, giusto il tempo per rimettersi nel bosco. C’è stata solo una parte che ho sofferto, quella della discesa con i sassi che escono dal terreno, quel tipo di discesa la odio, sento molto la pressione sotto i piedi e devo stare davvero attento, però passata quella non ce ne sono state altre di quel genere, e ho proseguito vero l’ultimo ristoro. Da lì mi sarebbe aspettato una discesa, una risalita e poi un’altra discesa prima dei 3 km in salita fino a Bettona. Quest’ultima parte mi ha un po’ stupito, perché la discesa si è protratta un po’ di più, e la parte di salita era di quasi 2 km, quindi moralmente ha aiutato non poco nel finale, dove ho dovuto prendere un gel al 19°, purtroppo iniziavo a sentire qualche mugugno alla pancia, credo per un po’ di famina, e così per evitare sorprese nel finale ho preferito non rischiare.

Il momento divertente è stato invece su una discesa, abbastanza ripida, ad un certo punto sento che dietro di me ci sono un paio di biciclette che si avvicinano, e più la discesa continua più si avvicinano,e mi chiedo “ma come diavolo fanno?!!io sto concentratissimo a dove metto i piedi e questi mi sono attaccati. Quando incrocio un fotografo questo mi fa “occhio che ti monta sopra!” e io in risposta “eh lo so, me lo sento addosso”. Poi mi sono accostato e li ho lasciati passare, avevano decisamente un altro passo.

L’arrivo credo che sia stato forse il più bello fin ora che ho fatto, se la gioca con gli ultimi km a Valencia, qui le colline e la città di Assisi in lontananza, la salita finale con l’ingresso nel borgo proprio mentre suonano le campane quasi a festa per mezzogiorno, è stato stupendo!!Proprio nell’utltimo km avevo riagguantato un gruppetto che avevo perso di vista, tra cui c’era la famosa ragazza e superarli per arrivare davanti al traguardo mi ha dato un motivo di gioia in più, alla fine poi la famosa ragazza era la terza delle donne, non male direi.

Tornare a gareggiare dopo ben 8 mesi dalla volta precedente è stato un po’ come il ritorno a scuola dopo le vacanze estive, anche se lo hai già fatto ti fornisce una certa emozione, ti chiedi come andrà e come sarà l’anno scolastico che sta per iniziare, pur con tutte le incertezze legate alla situazione attuale. Mi ha ridato una gioia in più e continua lo stesso a farmi sognare, se non potrò gareggiare continuerò a correre, mi inventerò qualcosa, magari una sfida personale, non so. L’importante è poter correre di nuovo.

Voto 10 all’organizzazione, sono stati perfetti, sia per il regolamento esposto online, per il percorso ben segnalato, per aver fatto tutto ciò in questo periodo difficile e la gentilezza dimostrata il giorno della gara. Ci hanno regalato una gran bella giornata, chissà che magari il prossimo anno non faccia la 50 km…

La mia esperienza nella via degli dei, perchè farla e cosa portare

PREAMBOLO

Gli ultimi 5 mesi sono stati difficili, credo di aver imparato qualche lezione, ma molte energie se ne sono andate, mi serviva qualcosa che mi permettesse allo stesso tempo di recuperarle e che mettesse un pochino in gioco, di nuovo. Così quando un sabato mattina un paziente in ospedale ci regalò la guida alla via degli dei, ho sentito che quella poteva essere la strada giusta. Ho iniziato così non solo a leggerla ma a cercare più informazioni sulla suddivisione delle tappe e dove dormire, dove poter mangiare e cosa portarsi dietro, anche se l’esperienza del Cammino di Santiago già era un bel bagaglio di esperienza, soprattutto sul cosa NON portare. A questo proposito consiglio di vedere i video sul canale “the walking nose”, il ragazzo è simpaticissimo ed è stato un piacere ascoltare le sue esperienze sulla via degli dei.

PER COMINCIARE: COS’É LA VIA DEGLI DEI

Sul crinale tra Setta e Savena, gli Etruschi percorsero per almeno 4 secoli (VII-IV sec. a.C.) un’antica strada che congiungeva Fiesole con Felsina, al fine di sviluppare i loro traffici e favorire il loro dominio sulla Pianura Padana.  Poi i Romani, avendo fondato nel 189 a.C. la colonia di Bononia sui resti dell’antica Felsina, sentirono la necessità di garantire un collegamento con Arezzo e Roma attraverso gli Appennini: sul precedente tracciato etrusco costruirono nel 187 a.C. con il console Caio Flaminio una vera e propria strada romana transappenninica denominata Flaminia Militare (fonte sito ufficiale via degli dei). Nel dopoguerra il nome “via degli dei” veniva usato per indicare la strada provinciale 59, che nell’Appennino bolognese risale il crinale già accennato all’inizio, e percorre una dorsale i cui nomi ricordano divinità pagane: monte Adone, Monzuno (Mons Jiunonis), monte Venere, monte Luario. Tale nome fu poi adottato dagli ideatori del percorso attuale, i quali scelsero di andare da Bologna a Firenze a piedi seguendo il percorso più diretto tra le due città, ricalcando in parte la via Flaminia Militare, che pochi anni prima era stata riscoperta da Cesare Santi e Franco Agostini. Per ragioni naturalistiche e per evitare strade trafficate, si scelse in alcuni tratti di deviare dal percorso romano. Questo fa sì che la Via degli Dei coincida con la Flaminia Militare per il 65%, ed è possibile attraversare alcuni tratti di basolato ben conservati.

un tratto della Via Flaminia Militare

LE TAPPE, IL TIPO DI TERRENO, L’ALLENAMENTO

Altimetria della Via degli dei

La guida di Simone Fregnani di “Terre di Mezzo”, suddivide il percorso in sei tappe:

  1. BOLOGNA-MONTE ADONE: Km 24.9 difficoltà media
  2. MONTE ADONE-MADONNA DEI FORNELLI: 23.9 Km, difficoltà impegnativa
  3. MADONNA DEI FORNELLI-PASSO DELLA FUTA: 14.8 km, difficoltà media
  4. PASSO DELLA FUTA-SAN PIERO A SIEVA: 22 Km, difficoltà media
  5. SAN PIERO A SIEVE-VETTA LE CROCI: 18.6 Km, difficoltà impegnativa
  6. VETTA LE CROCI-FIRENZE: 17.1 Km, difficoltà facile

La guida è ben fatta, riporta alcuni b&b dove poter alloggiare per ogni tappa, compresi alcuni camping; il mio consiglio è di informarvi anche su internet, perché l’esperienza di chi l’ha fatto e dei posti dove ha pernottato è nettamente migliore di chi scrive le guide, senza nulla togliere al lavoro che c’è dietro, noi ad esempio ci siamo fermati in un b&b che non era nella guida, ed è stato uno dei migliori in cui sono stato (cammino di Santiago compreso); La via degli dei si sviluppa per il 70% su sentieri, in gran parte attraverso zone montagnose, fino ad un massimo di 1200m, il percorso è bene segnato, fa eccezione il primo tratto da piazza Maggiore fino a San Luca, dove non c’è nessun cartello “via degli dei”, per me che conoscevo la strada nessun problema, ma i compagni vicentini me lo hanno fatto notare, segnaletica che parte dal parco Talon, lì si trova il primo cartello con scritto proprio “via degli dei”, per il resto il percorso è sempre ben segnalato, noi abbiamo sbagliato solo in un punto la mattina del terzo giorno, alla partenza da Monte di Fo, allungando di 1 km e mzzo, massimo 2, per il resto siamo sempre andati bene.

Ritorniamo un attimo alla suddivisione delle tappe, la scelta più classica e standard che troverete anche online è impostata su 5 giorni:

  1. BOLOGNA-MONTE ADONE
  2. MONTE ADONE-MADONNA DEI FORNELLI
  3. MADONNA DEI FORNELLI-MONTE DI FO
  4. MONTE DI FO-SAN PIERO A SIEVE
  5. SAN PIERO A SIEVE-FIRENZE

Alcune note su questa suddivisione: per la prima tappa la maggior parte dei pernottamenti sono prima della salita al Monte Adone, o comunque a Badolo, che si discosta leggermente dalla via degli dei principale. Se uno si ferma prima del Monte Adone affronta la salita nella seconda tappa, quando è più fresco, a livello di energie, personalmente, e ci siamo trovati bene, abbiamo affrontato la salita al Monte Adone, siamo scesi e ci siamo accampati al circolo Monte Adone, in fin dei conti nella prima tappa escludendo la salita verso San Luca poi si fa un pezzo in discesa e poi è tutta pressoché piatta, fino appunto ai piedi del Monte Adone. Consiglierei infine di non fermarsi a San Piero a Sieve, questo perché nell’ultima tappa ci sono comunque delle salite da affrontare (quella al monte Senario e a poggio pratone, e metterci anche un pezzetto di salita che c’è dopo San Piero a Sieve può essere stancante, meglio aggiungere 8 km alla tappa MONTE DI FO-SAN PIERO A SIEVE, così da risparmiarseli il giorno dopo, e pernottare a Tagliaferro, qui non c’è niente a livello di supermercati, ma se parlate con i b&b vi faranno qualcosa loro. In alternativa potete prendere il cibo a San Piero a Sieve dove ci sono supermercati. Per il resto mi sembra che sia ben bilanciata come suddivisione delle tappe.

Veniamo ora alla suddivisione in 4 giorni, quella che ho fatto io con i ragazzi di Vicenza conosciuti lungo la via:

GIORNO 1: BOLOGNA-CIRCOLO MONTE ADONE

GIORNO 2: CIRCOLO MONTE ADONE-MONTE DI FO

GIORNO 3: MONTE DI FO-PODERUZZO (Tagliaferro)

GIORNO 4: PODERUZZO-FIRENZE

Farla in 4 giorni significa tirarla, perché vi toccherà una tappa da quasi 40 km, noi abbiamo optato per unire la seconda e la terza, proseguendo oltre Madonna dei Fornelli, fino a Monte di Fo, il mio orologio Garmin, in termini di passi, alla fine ha segnato 42.4 km quel giorno, nel punto dove ci siamo fermati. Per chi vuole farla in 4 giorni a mio avviso è la scelta ottimale, c’è da fare un bel po’ di salita, ma poi si scende dolcemente fino a Monte di Fo, l’alternativa, sempre per chi vuole farla in 4 giorni, è unire la terza e quarta tappa, quindi fermarsi a Madonna dei Fornelli e poi fare MADONNA DEI FORNELLI-SAN PIERO A SIEVE. Il ragazzo di “the walking nose” dice che questa suddivisione ha senso, perché prima è tutta salita, e poi tutta discesa, io però non la consiglio, perché la parte in discesa in molti tratti non è bellissima, e ritrovarsi a fare quella discesa dopo la salita verso il passo della futa secondo me a mette un bel po’ sotto sforzo i quadricipiti.

Passiamo ora all’allenamento per la via degli dei: come tutti i cammini anche questo merita un periodo di allenamento, la via degli dei è un continuo alternarsi di salite, discese e tratti in piano, in ogni tappa, quindi io consiglierei qualche settimana prima di iniziare a camminare magari tutti i giorni, e soprattutto una settimana dedicarla a camminare con lo zaino carico, per simulare il più possibile le condizioni in cui vi troverete, inoltre così facendo eviterete vesciche che possono crearsi una volta iniziata la via degli dei.

LO ZAINO

Direi che questo è l’elemento più importante quando si decide di partire, sia per il tipo di zaino in sé sia se vogliamo intenderlo sulle cose da portarsi dietro. In linea generale è consigliato di stare sui 10 kg come peso, questo poi varia a seconda del periodo scelto per fare la via degli dei, perché in autunno o primavera magari necessiterà di qualche ricambio in più, oltre che di materiale più pesante. Comunque, il volume dello zaino: se decidete di pernottare nei b&b o negli affittacamere, basta anche uno da 30L, io l’anno scorso, ipotizzando di tornare sul Cammino, avevo comprato dalla Decathlon uno da 50L che costava quasi 50€, quindi mi sarei tenuto quello a prescindere, senza comprarne un altro. Il volume alto (50-60L) è consigliato se decidete di partire in tenda.

Per l’equipaggiamento io mi sono portato:

  • 2 magliette a maniche corte
  • 2 pantaloncini corti
  • 1 maglietta a maniche lunghe
  • 1 maglietta a maniche corte per la notte
  • Una felpa
  • 1 giacca antivento/anti pioggia
  • 1 copri zaino
  • 1 paio di sandali buoni anche per camminare, questi ce li avevo dal Cammino di Santiago (in alternativa è consigliato di portare le infradito o comunque un paio di ciabatte)
  • 1 costume (alcuni camping /b&b hanno anche la piscina)
  • KIT PER MERGENZE E IGIENE PERSONALE(dentifricio piccolo, spazzolino, filo interdentale, garze, Hypofix, brufen, crema riscaldante da utilizzare prima e a fine camminata, crema per il sole, Autan per le zanzare, integratori di magnesio e potassio, salviette umidificate)
  • Caricabatterie, torcia frontale e mini torcia normale
  • MATERASSINO
  • GUIDA di “terre di mezzo”
  • Quadernino dove poter scrivere un mini resoconto della giornata

Ci tengo a precisare due cose: la prima è il periodo in cui l’ho fatto (8-11 agosto), quindi dove si presume che le temperature siano alte e che le probabilità di pioggia siano basse, in ogni caso il ki antipioggia va sempre portato, io ho optato per il binomio coprizaino e giacca antivento/antipioggia, questo perché il poncho lo avevo portato nel Cammino di Santiago e l’ho trovato scomodo, qui sono gusti, c’è chi si trova molto bene anche con il poncho, io non mi ci sono trovato benissimo, inoltre se si è da soli è sicuramente più comoda la versione coprizaino+ giacca antivento. L’altra cosa, che sicuramente vi farà strizzare gli occhi, è che NON HO VOLUTAMENTE PORTATO il sacco a pelo. E qui scatta la domanda “MA PERCHÉ?!!!”, primo perché dormivo in tenda, quindi non ero soggetto a nessun obbligo diciamo, secondo perché, visto che appunto sono partito ad agosto speravo che la notte non facesse così freddo, in fondo sono 3-4 notti, quindi si può anche resistere. Il sacco a pelo che ho a casa ha un escursione che va dai -4 a + 11, quindi in questo periodo avevo il timore di sudarci. Infine avrei risparmiato quasi 700 gr di peso, che non sono pochi. Ho fatto bene? a posteriori posso rispondere NI, nel senso che un po’ di freddo l’ho sentito, e ho fatto fatica a dormire nella seconda parte della nottata, più che altro perché non avevo i pantaloni lunghi, ma rifarei la scelta anche ora, 3 notti di non perfetto riposo si possono sopportare. Per chi va nei b&B consiglierei di valutare l’opzione sacco letto, pesa molto meno, sembra anche più comodo del sacco a pelo e costa meno, anche quello si trova da Decathlon, e sinceramente lo avrei preso. Tutto ovviamente cambia se decidete di partite in autunno o in primavera, lì forse il sacco a pelo è necessario, ma vi ripeto, l’opzione sacco letto non è da scartare a priori.

IN TENDA O NEGLI ALLOGGI?

Premetto che io sono stato quasi obbligato a partire in tenda, perché facendo qualche telefonata negli alloggi presenti nelle prime due tappe del cammino l’ho trovati pieni, agosto è un periodo molto gettonato e va addirittura prenotato con quasi un mese e più di anticipo, altrimenti sarei andato sugli alloggi che comunque ci sono lungo la via. Certo non aspettatevi cose tipo Cammino di Santiago, dove ogni paesino ha sicuramente un ostello dove pernottare e non c’è bisogno di prenotare. Concludendo io ho preso la tenda da due posti alla Decathlon, prezzo 28 €, davvero comoda, costa poco, pesa 2.4 Kg, ed è facile da montare (se volete “the walking nose” ha fatto un video anche su questo). Certo, se si è in due ci si può spezzare il contenuto della tenda ed è meglio, ma io non avendo questa opzione me la sono portata per conto mio.  Questo mi ha permesso anche di conoscere lungo la via prima Andrea, poi Mattia e Jacopo, tutti e tre del vicentino e tutti e tre con la tenda, visto che il passo più o meno era lo stesso (diciamo che loro andavano davvero forte e mi sono dovuto impegnare a stargli dietro 🙂 ) abbiamo fatto le tappe insieme, ciò ha reso questa prima esperienza sulla via degli dei davvero unica.

In altri periodi dell’anno sicuramente è più facile trovare posto, ma in ogni caso una telefonata datela.

L’ACQUA E IL CIBO

Scegliendo di partire ad agosto è inevitabile che l’acqua ha molta importanza, si suda e ad un certo punto il sole si fa sentire, io sono partito con 2L di acqua, e durante le varie tappe le bottiglie erano quasi sempre piene, a seconda del fatto che mi sarei fermato in un certo punto mi tenevo un litro di acqua. Magari al mattino, nelle ore più fresche, partivo scarico, con mezzo litro di acqua, e alla prima pausa ricaricavo. Anche qui non è come sul Cammino dove ogni paesino ha la sua fontana, l’acqua non è che scarseggia, ma passa un bel po’ prima di una fonte, quindi fate in modo di averla sempre con voi. Per il cibo a parte il primo giorno che mi ero portato un mega panino per pranzo, solitamente l’unica cosa che avevo dietro erano dei biscotti, delle merendine e un po’ di frutta secca. I grandi pasti (pranzo e cene) lì facevo nei paesi, dove si può trovare un alimentari, il supermercato (come a San Piero a Sieve) o comunque un ristorante/trattoria.

P.s: per le bottiglie d’acqua che mi sono portato erano tutte e tre in plastica. Sicuramente ci sarà da storcere il naso, e anche io per una questione ambinetale non uso mai bottiglie in plastica, ma la considerazione è una sola: la plastica pesa meno dell’alluminio, quindi per questi giorni ci sono passato sopra e ho optato per quelle. Cammino di Santiago docet.

DOVE HO DORMITO

Anche se ho preso la tenda mi sembra giusto dirvi dove ho pernottato, più tornarvi utile. Dunque per la prima tappa ho piantato la tenda al CIRCOLO MONTE ADONE, qui per 5€ vi fanno mettere la tenda e fare la doccia con l’acqua calda, ha anche il bar e i bagni sono ben tenuti, c’è anche possibilità di lavarsi i panni a mano. Sopra il camping c’è anche il ristorante. Per il secondo posto NON ANDATE AL CAMPING LA FUTA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Ora vi racconto il motivo: secondo giorno, dopo 39 km di camminata arriviamo al “camping la futa”, che si trova appunto al passo della Futa, noi non avevamo prenotato, eravamo in 4 con tre tende piccole, quindi pensavamo che non fosse un così grosso problema, trattandosi di un camping. All’ingresso la signora ci fa “avevate chiamato?”, e noi “no” ovviamente, lei quindi continua così “ah mi dispiace ma non ho posto, magari potete provare al camping il sergente, lui è buono, forse un posto ve lo trova”, immaginate quindi dopo aver camminato 10 ore come ci siamo sentiti alle quattro e mezzo del pomeriggio, il cervello aveva resettato tutto dopo il no, ed eravamo ancora più a pezzi. Almeno alla nostra richiesta di chiamare lei per conto nostro ha accettato e ci ha prenotato.  E poi lo smacco finale, mentre eravamo seduti fuori a bere un po’ di coca cola per preparaci ai 3 km che ci separavano dal nostro pernottamento, esce un tipo, credo un co-proprietario, che ci dice “se volete potete rimanere”, meno male che ci ha pensato Mattia a rispondere con un secco NO, perché personalmente non è che connettevo molto.

Che poi voi direte “eh però non è che vi potete lamentare”, beh considerando che poi i ragazzi siciliani che abbiamo conosciuto facendo questa via degli dei e un’altra coppia, ragazzo e ragazza, sono andati lì dopo di noi, senza chiamare, e a loro li ha fatti accampare, in più uno dei ragazzi ci ha detto che di posto ce ne stava per piazzare altre tende. La considerazione nostra è che il camping la futa non è proprio adatto ai camminatori, prediligono una clientele d’elite, di villeggianti o che.

VOTO 10 al CAMPING IL SERGENTE, e non solo perché ci ha accolti dopo 42 km, ma perché ci siamo trovati proprio bene, anche lui ha una piccola piscina, una parte dove far mettere le tende e un bar/ristorante, il personale è stato sempre gentile, anche quando abbiamo chiesto consigli su dove dormire il giorno dopo volendo allungare la tappa dopo San Piero a Sieve. I bagni e le docce sono tenuti bene, per 6 € si può anche utilizzare la lavatrice e l’asciugatrice, siccome i ragazzi non avevano niente da lavare, io mi sono lavato le cose del giorno del cammino a mano, e poi per 2€ ho utilizzato l’asciugatrice, data l’ora era impossibile che si sarebbero asciugati per la mattina successiva. Il prezzo per mettere la tenda è stato di 10€. Infine c’era spesso posizionate colonnine con il disinfettante gel. Consigliatissimo!!

Terza e ultima notte trascorsa al b&b PODERUZZO, che è un 1 km circa sotto Tagliaferro, sempre sul percorso della via degli dei. VOTO 11. Sofie, la proprietaria, è stata gentilissima, ci ha fatto mettere le tende sulla parte verde che aveva davanti al b&b, appena arrivati ci ha poi chiesto “volete delle birre?” cavolo sì, direi che ci vogliono, anche quel giorno avevamo fatto un bel po’ di km, e da San Piero a Sieve eravamo partiti verso le 3 con una bella afa. Ha preparato lei la cena, semplice ma spettacolare (vedere foto sotto) e ci ha fatto compagnia nel dopo cena. Ci ha poi permesso di usufruire della lavatrice senza chiederci niente in più. Non so di preciso quante camere abbia a disposizione, sinceramente non ci ho fatto troppo caso, però sono carine e ben tenute. Per le tende noi ne abbiamo piazzate 3 e c’era ancora posto, in ogni caso meglio chiamare per sicurezza. Peccato davvero che non sia nella guida perché è super tattico. Richiamando alla mente tutti i posti del Cammino di Santiago dove ho dormito questo è entrato nel podio, se dovessi rifarla pernotterei ancora qui, magari in camera.

PERCHÉ FARE LA VIA DEGLI DEI

Tutto sommato non porta via tanto tempo, in cinque giorni si fa bene secondo me, ma allo stesso tempo si affrontano salite e discese in un panorama davvero unico, attraverso l’appennino e i suoi boschi. C’è anche il fattore storico, ripercorrere una strada utilizzata fin dal tempo dei romani è affascinante, certo come detto il percorso coincide “solo” per il 65% con la vecchia strada romana, però è comunque bello. Dai video e dai racconti anche l’autunno ha il suo fascino, con i suoi colori e i suoi profumi, però ovviamente uno deve partire in base ai giorni che riesce a ritagliarsi. Bologna e Firenze poi sono facilmente raggiungibili in treno, e credo sia per questo che si spiega l’aumento come numero di camminatori negli ultimi anni. Sì. Merita davvero!!!

LINK UTILI

Vi riporto di seguito alcuni link in cui vengono raccontate le proprie esperienze e forniti consigli sulla via degli dei, io li ho trovati molto utili.

Un digiuno lungo cinque mesi

Chiudo gli occhi, la mente torna a mostrarmi l’ultima volta che ho finito una corsa e mi sentivo contento, ero nei miei cari giardini Margherita, e avevo completato un allenamento di ripetute, guardai il sole che sorgeva, in quell’istante mi sentivo davvero felice, ma allo stesso tempo qualcosa mi diceva che quella sarebbe stata l’ultima corsa lì dentro. Dopo un paio di giorni infatti chiusura dei parchi pubblici, inizio del lockdown e stop anche alle corse; ma non solo, tanta amarezza per come è stato trattato chi voleva continuare a correre, nel rispetto delle leggi sia chiaro, e invece no, considerati come untori o irrispettosi verso coloro che si trovavano in ospedale per l’epidemia, o che moriva per essa, tutti, nessuno escluso doveva stare in casa, rinunciare alla corsa, e se magari lo facevi rischiavi anche. Il brutto di tutto questo è che le critiche o le “moralizzazioni” arrivavano da coloro che corrono, ma in questo momento si ergevano a paladini della giustizia e farsi belli agli occhi di tutti, su internet o sui social. Personalmente finché le leggi me lo hanno consentito ho corso, non è certo rinunciando ad un’una fortuna come la corsa che aiuto chi sta male, chi mi è vicino o sono irrispettoso verso le persone che muoiono, anzi, in quel preciso istante credo che sto apprezzando un dono che la vita mi ha dato, e che forse anche chi si trova malato e bloccato in ospedale direbbe che potendo, avrei dovuto correre. Da quando ho partecipato alla wings for life, ho visto video e interviste a persone bloccate su una sedia a rotelle o che camminavano con uno sforzo enorme, per una malattia, o un incidente, mi sono sempre ritenuto ancora più fortunato, io ero in buona saluta, potevo correre, e al mondo c’erano persone che non potevano farlo. Perché quindi rinunciare a un dono della vita? Se fosse stata reale e concreta la possibilità di trasmettere il covid correndo DA SOLO, non avvicinandomi a nessuno, e magari rispettando sempre orari dove la gente non esce (tipo le 5 del mattino come faccio quasi sempre), allora sì che sarei rimasto in casa. E come sempre, quando le leggi, soprattutto quelle regionali, sono cambiate, ho rispettato le nuove decisioni, cercando di mantenermi lo stesso in forma, seguendo le lezioni del mio allenatore Roberto Martini che ogni giorno alle 10 ci regalava uno stimolo per non mollare. Lezioni che ho continuato a seguire anche dal giorno dopo che mi hanno ingessato la gamba sinistra per una frattura al terzo metatarso, mi sono chiesto fin da subito “anche in queste condizioni, cosa posso fare per mantenermi attivo?”, la prescrizione era stare con la gamba sollevata quando ero sdraiato o seduto, però anche con una gamba qualche esercizio lo potevo fare, i lavori per il “core” li potevo fare, così un’ora al giorno era dedicato a quello, e negli esercizi che non potevo fare ne cercavo degli altri sostitutivi. 

La frattura del terzo metatarso

Le prime due settimane a livello fisico credo siano state le più critiche, fare tutte le cose in casa dal prepararsi da mangiare al farsi la doccia, da solo, non era facile, ma giorno dopo giorno cercavo sempre un modo per farle meglio. Verso la fine di aprile poi, Simone Luciani di “esco a correre” (vi invito a seguire il suo canale youtube dove oltre a tante tematiche sulla corsa, raccontare delle sue di corse, fa anche un bel po’ di interviste) lanciò una sfida a chi rimaneva più tempo nella posizione del plank classico, senza scarpe, termine ultimo per inviare i video: 31 maggio. Davvero una bella cosa, e lì mi sono detto “beh, potrei provare, magari mettendo una gamba sopra l’altra, oppure facendolo su un fianco se me lo permette”, così scrissi a Simone, gli spiegai la mia situazione, però le regole andavano mantenute, ok se volevo farlo su una gamba, ma nella posizione classica e senza scarpe. Anche lì grazie agli allenamenti di Roberto dove comunque ci faceva fare lavori per il core nelle sue dirette, ho provato a lanciarmi nella sfida. Ero contento anche solo di provarci, “con tutti quelli che lo seguono chissà che tempi faranno” mi dicevo.

Seguendo le dirette di Roberto

E poi l’8 giugno in un suo video ha annunciato i vincitori, sia per le donne che per gli uomini..quando sentii il mio nome non mi sembrava vero, era stra  contento, una gioia davvero inaspettata, stavo per fare un salto dal divano, poi mi sono ricordato che non è che fosse proprio il caso di fare salti, visto che non era molto che avevo tolto il gesso. Mi ha davvero regalato un momento che ricorderò, un po’ di luce in un momento non bellissimo. Il 26 Maggio era il compleanno di mio padre, e avrei tanto voluto tornare a casa e fargli così un regalo, ma complice la chiusura degli spostamenti fra le regioni non me la sono sentita di forzare la mano, ero pur sempre in malattia e anche cambiando domicilio c’era una legge nazionale che impediva gli spostamenti, così ho aspettato la riapertura e giovedì 4 giugno decisi di andare a trovare i miei genitori, dopo più di 3 mesi che non li vedevo; avevo deciso di fargli una sorpresa, quindi non gli dissi niente, in fondo con il piede stavo abbastanza bene e anche se non benissimo camminavo, guidare inoltre non mi creava problemi. Non appena mi videro mia madre stava quasi per piangere, e mio padre credo non avesse realizzato la cosa, forse non ci credeva, e anche io ero un po’ così, combattuto tra l’emozione e la sensazione di vivere un momento particolare. Ogni giorno la mente mi riporta a quel preciso giorno, a quegli istanti, cerco di riascoltare la conversazione avuta con mio padre, tentare di sentire ancora la sua voce, non avrei mai immaginato che il giorno dopo mi sarei trovato a cercare di salvargli la vita, senza riuscirci. Mi dicono che ho fatto il possibile, che dovrei essere contento per averlo rivisto un ultima volta, ma per me non è così, evidentemente in questo devo ancora trovare la pace con me stesso, e fino ad allora sforzarmi di ricordare tutti i momenti vissuti insieme.

Immagini dalla mia convalescenza: tra giri in bici, festa di compleanno ed esperimenti culinari.

Riprendere a camminare bene, continuare ad allenarsi per recuperare un po’ la forma persa, andando in bici o facendo del potenziamento muscolare, nei mesi di giugno e luglio ho cercato di avere ancora più pazienza prima di forzare il rientro e correre di nuovo; poi un sabato mattina di metà luglio un paziente in ospedale, dopo aver chiacchierato un po’, ci regala la “guida alla via degli dei”, lì ho sentito che poteva essere l’occasione giusta per rimettersi un po’ in gioco e allo stesso tempo recuperare un po’ di energie perse negli ultimi mesi. Benché viva a Bologna da dieci anni non ho mai avuto lo spunto per partire a fare la via degli dei, e sinceramente non la conoscevo neanche molto, a parte sapere che collega Bologna a Firenze non avevo la minima idea del percorso e dei paesi che attraversa; ed ora invece mi ritrovavo a cercare ulteriori informazioni sul dove dormire e sulla suddivisione delle tappe, scegliere il giorno della partenza, e così via, ma di questa esperienza meglio che ne parli in un articolo a parte, per ora dirò solo che mi ha impegnato dall’ 8 all’11 agosto scorso.

Ieri, dopo un paio di giorni di riposo, ho approfittato del fatto che il mio caro amico Alessandro andasse a correre nei miei amati giardini Margherita per fare una corsetta insieme, quasi 6 km facili facili come si suol dire; prima di cominciare ero davvero emozionato, poi una volta che ho corso l’unica cosa che ho sentito è stata una sensazione di stranezza, come se quello che avevo fatto non fosse stato reale, credo proprio che ci vorrà tempo anche per riprovare gioia anche nella corsa, ma sono convinto che torneranno anche certe emozioni. Per ora so solo che dopo 5 mesi dall’ultima corsa il digiuno è finito, da domani il pensiero sarà al prossimo obiettivo: mi sono infatti iscritto ad una virtual run che si terrà il 4-5-6 settmbre, niente di troppo impegnativo, come distanza ho scelto 5 km, ma cercherò di prepararmi al meglio e dare tutto. Alla fine dei conti devo essere contento di quello che mi è capitato, certo potendo scegliere nessuno vorrebbe infortunarsi e rinunciare per mesi ad una cosa che ama fare, ma analizzando bene tutto se non mi fossi infortunato mi sarei perso un po’ di cose che alla fine si sono rivelati molto importanti: prima fra tutte il rapporto con mio padre, da quando mi sono infortunato ha cominciato a chiamarmi ogni giorno, anche solo per chiedermi come stavo e dirmi due parole di incoraggiamento, senza l’infortunio le cose sarebbero andate nella solita routine e lo avrei sentito due o tre volte in croce.  Un infortunio ti porta comunque a fare una scelta: puoi decidere di sederti sul divano a guardare serie tv in totale riposo e far scorrere le giornate, chiedendo magari a qualcuno che faccia le cose per te, visto che la mobilità non è il massimo, oppure ti puoi chiedere “in queste condizioni cosa posso fare? Posso lo stesso allenarmi in qualche modo? Posso farmi la doccia e cucinare, posso uscire e fare lo stesso due passi anche solo con le stampelle?” se la risposta era sì, e la maggior parte delle volte lo è stata, allora quella cosa la facevo. Avere poi tutte le 24 ore a mia completa a disposizione mi ha permesso di seguire ad esempio tutte le dirette che nelle ultime settimane di lock down facevano sulla corsa, sul rientro alla corsa, e così via, cosa che magari con il lavoro non potevo certo collegarmi anche all’ultimo secondo su FB o in qualche canale youtube e ascoltarle. Ho pure cominciato a leggere un libro in inglese (lo devo ancora finire però, ma trattandosi di ambito sportivo sicuramente ci arriverò in fondo), che prima non mi sarebbe minimamente venuto in mente.  Nelle ore in cui potevo uscire ho conosciuto alcuni dei condomini che abitano nei palazzi vicini, e anche questo nella routine quotidiana certamente non sarebbe capitato, presi come siamo dalle varie cose da fare. Il fatto di fermarti completamente poi ti da tanto tempo per pensare, ridefinire quali sono le tue priorità nella vita e cosa vuoi fare per vivere al meglio le giornate, e anche questo in una normale routine non avrei magari fatto. Poi vabbè, vuoi mettere ordinare le cose che ti servono dal più banale tappeto anti scivolo per la doccia a un paio di scarpe da corsa, e fartele recapitare a casa senza avere lo sbatti di spedirlo a qualche altro indirizzo o in un punto amazon ad esempio?

Poter tornare a correre dopo 5 mesi, in compagnia

Direi che posso dire di avervi annoiato abbastanza, quindi ora passiamo ai ringraziamenti: un grazie di cuore a Roberto Martini, mio allenatore, mi è stato sempre vicino, mi ha incoraggiato ad andare avanti ed è diventato una presenza fissa tutti i giorni (ho continuato a rivedere le sue dirette sul potenziamento anche dopo che erano finite), a Simone Luciani di “esco a correre”, ho iniziato a seguirlo in questo periodo che ero sempre a casa ed è stata una bella scoperta, è anche grazie a lui che la voglia di tornare a correre era sempre alta, inoltre le sue interviste, ascoltare l’esperienza di altre persone nel mondo dello sport, le difficoltà che anche loro hanno affrontato,  mi ha davvero aiutato.  Un grazie infinito ad Alessia ed Eric di “Elefante Veg”, con loro non solo ho cominciato a ricercare una cucina che fosse più salutare, ma mi sono guardato anche più dentro. Dubito che senza l’infortunio mi sarei messo a seguirli come ho fatto negli ultimi mesi. Grazie ai compagni di corsa Mery, Gianfranco, Mirko, Duccio, Claudia, Ricky, Natale, a Rita (anche se lei non corre) che sia fisicamente, ma anche con un messaggio, mi sono stati vicino in questo periodo. Grazie di cuore al caro e mitico Marco Bordo, che tra mille impegni è sempre riuscito a trovare del tempo per vedere o sentire come stava un povero carcerato come ero diventato. Un caloroso ringraziamento agli amici Alessandro, Anna, Nicola e Lucia, Irene e Federico, Chiara, ai colleghi di lavoro Maria Grazia, Maria Vincenza, Sonia, Antonio, Eddy Capa Edmondo Florentino J , Nunziatella, Nicola,  Rita, che con un gesto, una frase, mi hanno aiutato in questo periodo difficile. 1000 volte grazie infine alla mia famiglia e a Lara, la mia ragazza, che mi sono stati vicino, e continuano a farlo, ogni giorno.  

Infine un ultimo pensiero a delle persone che non ci sono più, al caro collega Carlo, a Vito, e a mio padre, mi mancate sempre tanto, ma non posso fare altro che ripensare ai bei momenti trascorsi insieme.

Sibillini Bikepacking

Torno a scrivere. Lo faccio dopo tanto. Il periodo aiuta a cercare dentro di sé un orizzonte che ci aiuti a stare meglio.

Da quel dì di Corsico, bisogna aspettare settembre per vedermi di nuovo in sella, in cerca di avventura e libertà. In mezzo, un trasferimento, un cambio di vita, la necessità di conoscere le nuove strade adagio, senza forzare per riprendersi dall’infortunio, le imprese parigine di tanti amici. Io sto al palo, sogno il rientro.

Sibillini Bikepacking, mi attizza e non poco. In modalità unsupported su percorso permanente. Un anello di 160 km nel cuore delle Marche, in mezzo alla natura, da percorrere in MTB. Ne parlo con Stefano, basta poco per convincerlo, si partirà. Decidiamo per un mercoledì di inizio settembre, benché il meteo ci tenga sul chi va là fino all’ultimo. Lo studio del percorso ci suggerisce di dividere in due l’anello: 80 km al giorno sono sufficienti per avere il tempo di godere appieno delle bellezze che attraverseremo. Ci iscriviamo comunicando così la nostra data ufficiale di partenza: sarà il 4 settembre.

 

 

Sono le 5:00 del mattino. Stefano è sotto casa. Carico la mia modestissima cannondale trail 4 che di suo sta sui 15 kg e via verso Visso. Pian piano il sole viene a darci il buongiorno, sembra che la pioggia dei giorni precedenti voglia concederci una tregua. Ci addentriamo nell’entroterra marchigiano. Lo scenario cambia: qui il tempo sembra essersi fermato a quel dì maledetto, quando la terra ha tremato. Le case o quel che rimane di loro sono il manifesto dello stato di queste zone.

Arriviamo a Visso che sono le 7:00. Ritiriamo la carta di viaggio e siamo finalmente pronti: si parte! Primi 6 km su asfalto in leggera salita, poi ci si addentra su boschetti e strade sterrate. Alla partenza c’erano 8 gradi, la fatica innalza subito la temperatura, almeno quella corporea. Usciamo dal boschetto: il panorama che ci si apre davanti vale la fatica fatta sin ora. Una fontana ci offre un ristoro gradito. Scendiamo per qualche chilometro, attraversiamo un piccolissimo borgo e incontriamo il suo sindaco: un pastore abruzzese è ormai l’unico abitante di questo luogo. Si torna a salire, in maniera anche abbastanza decisa. La strada è fatta di sassi, talvolta instabili che rendono precario il nostro equilibrio. Stefano prende il largo, è nettamente più preparato di me. Incontriamo pochi che decidono di percorrere il G.A.S. o parte di esso. Gli incoraggiamenti fanno sempre piacere.

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Ecco la vetta. Adesso discesa per più di 15 km verso il lago di Fiastra, che, visto dall’alto, si mostra in tutto il suo splendore. Percorriamo tutto il lungo lago prima di accorgerci di aver saltato il secondo check point: tocca tornare indietro. Timbro e abbondante sosta ristoratrice.

Di nuovo in salita, di nuovo prima l’asfalto e poi lo sterrato ad indicarci la vetta. Arranco a fatica, mi fermo, respiro e riparto. La mia ruota posteriore si sgonfia: mannaggia a me che non l’ho fatta controllare prima della partenza.  Cerchiamo di riportarla ad un minimo di pressione per arrivare alla fine della tappa. Mancano una quindicina di chilometri  e quasi tutti in discesa. Si scende per una pista da sci, ci si addentra in boschi ancora umidi per poi tornare di nuovo sull’asfalto. Ormai ci siamo: siamo in località Montefortino,  arrivo di tappa di giornata. Una doccia, una buona cena e una bella dormita ci attendono per affrontare al meglio il nuovo giorno.

La sveglia suona presto, gli occhi si aprono a fatica, i dolori muscolari mi danno il buongiorno. Dopo un’abbondante colazione siamo di nuovo in strada: la mia ruota è ancora giù, chissà se arriverò alla fine. Si sale di nuovo. Le salite sono interminabili, la fatica torna subito a farsi sentire. Stefano, invece, è fresco come una rosa: maledetti magri!! Svalichiamo e al cento abitato sosta alla fontana del paese. Di nuovo in salita, verso Altino, per apporre il terzo timbro. Il rifugio è ricavato da una struttura prefabbricata donata dalla protezione civile. La gentile signora ci racconta dello stato di abbandono in cui purtroppo sono state lasciate queste popolazioni, ci racconta dei migliaia di turisti, provenienti da tutto il mondo, che affollavano questi sentieri prima del terremoto, dell’impossibilità adesso di garantire i giusti servizi e dell’inevitabile pressoché azzeramento del turismo in queste zone. I suoi occhi sono lucidi, impossibile rimanere indifferenti. Un abbraccio e un invito ad andare avanti è d’obbligo.

Si riparte e, manco a dirlo, si torna a salire. Credevo spianasse prima, avrò avuto delle allucinazioni. Eccola, finalmente discesa. Eccola, di nuovo salita!! La salita asfaltata verso Forca di Presta segna la resa del condottiero sfiduciato. La strada di per sé non sarebbe nemmeno così impervia, ma le mie condizioni fisiche me la fanno sembrare peggio dello Stelvio fatto all’Alpi4000. Stefano va, è un grande. Io mi fermo ogni 3×2. Lo vedo allontanarsi. Torna indietro, si carica la mia borsa sottosella e mi incita a continuare, spingendomi addirittura in salita: un mostro. Ad un tratto un aiuto inaspettato: si affianca un furgoncino di austriaci e mi chiede se necessiti di aiuto: è un’occasione da non farsi scappare! Mi aggrappo allo sportello e raggiungo la vetta. Stremato, mi stendo a terra; Stefano, purtroppo, arriva troppo presto: ma come farà? Proseguiamo sempre in quota, con una visuale sulla vallata che è una meraviglia. Sono cotto duro e la ruota continua a darmi problemi. Incontriamo un pastore col suo gregge: l’ennesima testimonianza di solitudine e malinconia. Quattro chiacchiere non bastano a risollevargli il morale più di tanto. Ci saluta dicendoci: “Quando arrivate alla piana di Castelluccio, non guardate in alto: vi si spezzerebbe il cuore!”.

La lunga e divertente discesa ci conduce alla piana di Castelluccio, famosa per i suoi colori durante la fioritura delle lenticchie. Penso: finalmente un po’ di pianura! Ennesimo errore, ho sottovalutato un po’ troppo questa avventura forse. La ruota è di nuovo a terra e l’erba inevitabilmente non aiuta la scorrevolezza. Non so come, comunque, raggiungiamo Castelluccio per apporre l’ultimo timbro. Qui, una birra e un paninozzo non me li toglie nessuno. Facciamo un po’ il punto della situazione: non mancano tantissimi chilometri, ma c’è un’altra salita da affrontare che ci porta verso il punto più alto del tracciato. La mia condizione e l’ora tarda ci fanno ragionare e propendere per una strada alternativa che ci riporti a Visso nel minor tempo possibile. Lasciamo le strutture prefabbricate ai piedi del paese e saliamo verso il centro: c’è addirittura l’esercito a regolare la viabilità. La situazione è davvero pesante, aveva ragione il pastore.

Mi butto in discesa, credendo che ormai sia fatta, ma di nuovo la strada sale. Vedo il valico in lontananza, stringo i denti, so che questa è davvero l’ultima e alla fine sono in cima. Una lunga discesa su strada in manutenzione ci riporta a Visso: la fatica lascia spazio alla gioia di aver completato un giro così duro e bello. Abbraccio Stefano, ho trovato in lui un compagno solido e altamente altruista. Spero di non averlo limitato troppo. Siamo felici, apponiamo l’ultimo timbro, quello di FINISHER e beviamo una birra, l’ennesima, l’ultima.

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Colpevoli o innocenti?

Dopo settimane di attesa oggi la decisione della World Athletics è arrivata, l’imputato in oggetto, o meglio le imputate erano le famose Nike Vaporfly, anche se in realtà la sentenza verte sul tipo di tecnologia utilizzata e non sul modello in sè per sè. Il prologo lo conosciamo tutti, dopo che non soltanto gli atleti d’elite, ma anche gli amatori, hanno visto migliorarsi di un bel po’ i loro tempi sulla maratona, la federazione internazionale di atletica ha deciso di vederci meglio e fare un’indagine a riguardo, dato che con le scarpe in questione, il vantaggio che si potrebbe avere sarebbe del 4-5%, in termini di efficenza energetica, addirittura del 6% per chi va un po più “lento”, cosa significa in pratica? che in maratona, un’atleta in grado di correrla in 2 ore e 10 minuti, si vedrebbe abbassare il proprio tempo di ben 5 minuti. Si potrebbe pensare che sia tutta una montatura contro Nike, o che siano le solite dicerie di mercato del momento, ma alla base iniziano ad esserci degli studi, primo fra tutti quello condotto dal New York Times e uscito il 13 Dicembre, che vi invito a leggere (https://www.nytimes.com/interactive/2019/12/13/upshot/nike-vaporfly-next-percent-shoe-estimates.html), sintetizzando il vantaggio che se ne trarrebbe dall’uso delle nike vaporfly sarebbe davvero concreto, addirittura con quelle ai piedi si avrebbe il 74% di probabilità di fare il proprio personale sulla lunga distanza. Ma cos’è che rende le nike vaporfly così speciali rispetto agli altri brand?

Oltre all’uso di una piastra in carbonio nell’intersuola, che comunque anche Hoka ad esempio ha introdotto, è lo strato di “pebax” di cui è composta la suola che fa la differenza; il pebax un prodotto, una schiuma, brevettato da Arkema, un’azienda chimica francese, che garantisce un’efficienza pari all’87%. Laddove le scarpe da corsa tradizionali, che hanno la suola composta di etilene vinil-acetato, sono in grado di restituire solo il 65% dell’energia impiegata. Una spinta che la stessa Nike, nel materiale promozionale legato al prodotto, definiva “un’arma segreta integrata che fornisce una sensazione propulsiva“.

Ed eccoci ad oggi, a seguito di tutto quello che si è detto la WA ha stabilito che:

  • L’intersuola non può essere più spessa di 40 mm.
  • È ammesso l’uso di piastre flettenti in carbonio nell’intersuola, anche in diverse sezioni ma solo qualora siano disposte su uno stesso piano, senza quindi che lavorino in parallelo o che si sovrappongano.
  • L’uso di un’ulteriore piastra è ammesso solo per le scarpe con chiodate e solo per alloggiare la chiodatura. Su questa tipologia di scarpe l’intersuola non deve comunque superare i 30 mm.
  • Un modello che è disponibile al pubblico per un periodo superiore ai 4 mesi precedenti alla competizione è ammesso.
  •  I prototipi non sono ammessi.

Devo dire che, dopo aver visto il video del mio allnatore dedicato proprio a questo argomento, di cui riporto il link (https://www.youtube.com/watch?v=3b2ztHV4OPQ) e dopo aver letto tutti i commenti che hanno lasciato le persone, anche io in questo articolo volevo dire la mia e scrivere per una volta qualcosa di diverso dalla solita corsa domenicale. Però prima ve ne riporto alcuni:

“Non vedo dove sia il problema: sono scarpe in vendita, chiunque, se vuole, le può comprare… Allora torniamo agli anni 70 con le racchette da tennis in legno o le biciclette in acciaio… Si chiama progresso, l’importante è che siano accessibili a tutti e non siano un prototipo, sono sempre scarpe, non vanno da sole”

“Brava Nike.. Ha investito miliardi in ricerca per creare una scarpa migliore. Altrimenti torniamo alle scarpe di 30 anni fa”

“È normale e giusto che sia così, è la base dell’evoluzione, vietarlo non ha assolutamente senso, sono in vendita e tutti possono comprarle, non sono discriminatorie…ok se fossero discriminatorie o se fossero un problema per la salute ma allora a questo punto vietiamo anche gli orologi, i cardiofrequenzimetri ecc…”

“Il “lavoro sporco” devono farlo i piedi e non le scarpe. È fondamentale imparare a correre bene prima di tutto”

“Se un accessorio (di qualunque tipo) garantisse un vantaggio meccanico EVIDENTE, sarebbe giusto metterlo al bando? Sia chiaro, io sono assolutamente favorevole all’evoluzione tecnologica, ma credo sia anche giusto “mettere dei paletti” come accade in altri sport per evitare di denaturare questa pratica sportiva. Il problema è proprio concettuale: cosa fa di una scarpa, una scarpa? Dopo esserci dati questa risposta, occorre costruire un regolamento ed incentivare l’evoluzione tecnologia entro il rispetto delle norme”

“Questa diatriba mi ricorda quella del mondo del nuoto di qualche anno fa, quando alla fine vietarono i costumoni… Mi sembra giusto limitare l’uso della tecnologia e lasciare sempre centrale il fattore umano!!”
“Prima di tutto deve esserci la passione per la corsa, e io credo che passione significhi tempo,allenamenti e sacrifici. Se non ci sono questi presupposti nel cercare sempre di migliorarsi, queste scarpe secondo me servono a poco”
Premesso che Nike non mi è mai piaciuta, non ho mai indossato scarpe nike e non le metterò mai proprio per la filosofia che trasmette, ma su cui non mi dilungo oltre, la mia posizione si accosta alle ultime citate, giusto che la tecnologia si evolva e che le scarpe, magari, ci facciano correre in maniera più confertevole (non più veloce), ma così facendo si cerca di trasmettere un messaggio che a mio avviso c’entra poco con il fattore sportivo, dove l’unico protagonista è e dovrebbe rimanere sempre, l’uomo, con tutti i suoi limiti e le sue qualità, non certo una scarpa in grado di ridarti un ritorno di energia abbastanza importante, anche se fosse stato un altro brand ad essere messo sotto accusa l’opinione non cambierebbe, non è certo abbassare il  io tempo in maratona, o sulla mezza, di un minuto che mi rende felice dopo una corsa. Certo, se miglioro sono più felice, chi non lo sarebbe? ma preferisco che sia frutto dell’impegno che metto in allenamento, di quelle volte che mi sono sforzato di assumere una postura corretta o di tutte le volte che ho fatto gli esercizi per potenziare i piedi, non certo per merito di una scarpa, qualunque essa sia. Purtroppo la logica di mercato è così potente che un runner oggi non si chiede cosa può fare per migliorarsi, ma quale scarpa è in grado di farlo andare più veloce o comunque che gli garantisca una bella sensazione; è o non è  cosi? Che la scarpa sia fondamentale per chi corre è fuori discussione, ma a mio avviso dovrebbe servire esclusivamente a farci avere un buon feeling con essa, al più darci un po’ di protezione se proprio proprio ne sentiamo la necessità, ma non certo farci correre più veloce. A mio avviso è quindi giusto mettere “dei paletti”, o comunque scrivere delle “regole ben definite”, un giorno magari si inventeranno un materiale simil meccanico che darà un ritorno di energia dell’8%, e lì cosa vogliamo fare? lasciare che siccome il progresso tecnologico deve andare avanti non si può arrestare? Come ribadito si parla sempre di sport, dove a muovere il motore dovrebbero essere altri valori, e non la ricerca spasmodica di calzature sempre più performanti. Di Abebe Bikila che vinse la maratona dei giochi olimpici di Roma correndo l’intera distanza a piedi nudi ce n’è stato uno solo, ma ognuno di noi ha del potenziale, e non possiamo confidare in un una scarpa per tirarlo fuori.

Maratonina di Crevalcore-Momorial Vito Melito

Da quando ho iniziato a correre qui devo dire che mi è sempre piaciuto. È la prima gara dell’anno, e solitamente è sempre stata dedicata ad una dieci km, che veniva chiamata “10000 della befana” di Crevalcore. Quest’anno le cose sono un po’ cambiate; inizialmente, dopo l’edizione del 2019 sembrava che non si facesse più niente, invece anche quest’anno la macchina organizzatrice ha messo su una bella due giorni dedicata alla corsa: family run da 4,2 e 9,9 km, diciamo più “na passeggiata de salute” domenicale J, e per l’epifania la maratona e la mezza maratona, che per questa edizione ha assunto la valenza di “Memorial Vito Melito”. Proprio per questo, anche se ci siamo trasferiti verso altre “case”, ci è stata concessa la possibilità di correre con la vecchia canotta, in memoria del nostro vecchio presidente e allenatore,  onorare al meglio il suo ricordo. Non me la sarei persa per niente al mondo, e anche se la tabella di allenamento recitava “questa mezza è solo un allenamento…pensa solo a divertirti”, e il mio stato di forma fisica non fosse al massimo, ero lo stesso intenzionato a fare bene, cercando di seguire il consiglio di godermela.

Arrivo nell’impianto sportivo vicino alla zona di partenza assieme a Maria e Gianfranco, cambio di abbigliamento al volo e ci presentiamo al banco della nostra nuova polisportiva a ritirare pettorale e chip. Ci sono anche tutti gli altri, e nell’attesa scherziamo un po’, ci facciamo gli auguri, si riunisce il gruppetto Passatore per chiaccherare un po’ degli ultimi allenamenti e di quelli futuri, soprattutto dei “lunghi” che ci aspettano, infine una bella foto di rito, l’ultima che ci vede tutti in arancione. Anche la partenza è leggermente diversa, stavolta si parte dentro alla pista di atletica, invece che fuori come gli altri anni. Lo speaker Claudio Bernaggozi ricorda ovviamente Vito, dopodiché ultimi istanti prima dello start, è proprio un piacere ritrovarci ancora una volta qui, con il freddo che ne fa sempre un po’ da padrone, ma con la stessa voglia di correre che abbiamo nelle altre gare.

partenza
Partiti!!!!!

Via!!!!! Il percorso sarà un bel giro unico, che tutto sommato non è male, anche se devo dire che mi trovo meglio quando sono due giri da 5 Km (se è una dieci), o due giri da 10 km( se è una mezza), forse perché a livello psicologico accuso un po’ meno e rivedere gli stessi punti mi aiuta, in questo caso comunque c’è poco da vedere, siamo quasi sempre immersi nella nebbia, e dopo qualche km sono costretto a togliermi gli occhiali e tenerli in mano, altrimenti è peggio; al primo ristoro bevo giusto un po’ d’acqua al volo e continuo, mi sono aggregato ad un gruppetto di quattro ragazzi, e devo dire che mi trovo bene, credo che stiamo tenendo un buon passo (in gara non guardo mai l’orologio) , questo mi motiva a stargli sempre attaccato, l’unica nota leggermente negativa è che non si parla per niente, ma oggi è comprensibile, con queste temperature meglio non sprecare neanche una boccata di fiato, parleremo dopo nel caso.

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Insieme al gruppeto

I km sono tutti segnati sulla strada, che si snoda in mezzo alle campagne intorno Crevalcore, ad un certo punto attraversiamo anche un tratto praticamente quasi da corsa campestre, con i sassi però che spuntano nella parte centrale della strada, questo è il punto in cui faccio più fatica, più che altro per l’appoggio dei piedi, non mi sento troppo sicuro. Mi è sembrato che durasse una vita, sarà stato 1 km massimo? Vabbè, al 10 km decido prendo un bicchiere di thè caldo e cerco di berlo in corsa, ma non è facile come l’acqua, così mi fermo e lo finisco, cavolo ci vuole proprio qualcosa di caldo nello stomaco, poi vado a riunirmi al gruppetto. Nei successivi km, dopo l’attraversamento di un cavalcavia, testa e gambe sono proiettate solo verso l’arrivo, il gruppetto si sfalda un po’, un ragazzo ci raggiunge e insieme ad un altro se ne scappano un po’ via, mi sento anche abbastanza bene, quindi forse sono loro che hanno aumentato il ritmo, chissà.

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Passaggio nel centro di Crevalcore

Uno riesco a superarlo quando mancano 3 km, nell’ultimo km invece ne riprendo un altro che si era staccato, quando mancheranno qualche centinaio di metri suo figlio gli va incontro e iniziano a correre l’ultimo tratto insieme, accidenti, ora mi sorge il dubbio “che faccio? Lo sorpasso o lascio che si goda il momento?”, sono abbastanza lanciato, tiro dritto e lo sorpasso alla sua sinistra all’ingresso della pista. Manca veramente poco, e in quel momento sento un avanzare di passi incredibile, giro lo sguardo verso destra e vedo il volto di un ragazzo, lì mi dico “ eh no cavolo, non alla fine!!” così negli ultimi 100 m diamo vita a uno scatto che a rivedere le foto è davvero stupendo!!!!.

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Uno dei finali di gara più belli…alla fine l’ho spuntata 🙂

Taglio il traguardo con un buon tempo, sono proprio contento, non me l’aspettavo visto che solo due giorni prima avevo fatto 35 km collinari; faccio i complimenti al mio “rivale” e parlo un po’ con il ragazzo che correva con il figlio. Questi sono davvero dei bei momenti, quando dopo il traguardo ci salutiamo come se ci conoscessimo da tempo, tutti accumunati dalla stessa passione, poi però subito dentro che a stare fuori fermi ci prende un accidente; e prima di ripartire ci soffermiamo ad assistere alle premiazioni, dato che tre del nostro gruppo sono andati a premio.

Anche quest’anno correre qui mi ha regalato una bella gioia, farlo nel ricordo di Vito ha aggiunto quel senso di emozione che mi ha permesso di dare qualcosa in più, e la cosa più bella anche questa volta è stato condividere tutto con gli altri, ora inizierà una nuova avventura, con la speranza che possano arrivare tante altre gioie con la nuova casacca.

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Pensieri su questo 2019 di corse

L’anno è ormai agli sgoccioli, ed è giusto, come consuetudine, tracciare un bilancio di questo 2019 di corse, farne un’analisi e vedere se ho raggiunto gli obiettivi prefissati, è stato inoltre un anno particolare, data la scomparsa del mio vecchio allenatore e amico Vito, e questo ha reso inevitabilmente un po’ più malinconica la seconda parte dell’anno.

Cerco di chiudere gli occhi, ripensare alle corse fatte, a partire da Crevalcore il 6 Gennaio fino alla maratona di Valencia del 1 Dicembre, per ognuna serbo un’immagine particolare, un momento che mi è rimasto impresso, e devo dire che tutte mi hanno dato una gioia particolare, o magari uno stimolo a migliorarmi la volta successiva. Alcune inevitabilmente occupano un posto speciale, penso ad esempio a Crevalcore, che mi ha dato il mio personale sui 10 km, alla mezza di Fucecchio fatta con i compagni dell’atletica Melito, alla 50 km di Romagna, dove la forza di volontà mi ha spinto a finire una gara in cui volevo ritirarmi quando non ero neanche a metà, la 30 km di Ferrara e la mezza di Modena dove sono andato con due cari amici di corsa, e infine la maratona di Valencia, regalo della mia ragazza e anche lì eravamo in sei della nostra società sportiva.

Crevalcore
Crevalcore-10 km

Fucecchio
Fucecchio-mezza maratona

Granarolo
Granarolo-10 km

in corsa-50 km di romagna
Castelbolognese-50Km di Romagna

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Imola-mezza maratona

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Vienna-Wings for Life World Run

Posso proprio dire di essere contento per come è andata, l’obiettivo principale (correre un ultra maratona) è stato centrato, ho migliorato i tempi su tutte e tre le distanze principali (10 km-mezza maratona-maratona) e soprattutto ho vissuto dei momenti speciali con alcuni amici di corsa, quello, in fondo, conta davvero più di ogni cosa, e per questo non posso che ringraziarli. Grazie a Marco, Antonello, Mirko detto K, Maurizio from Milan :-), il gruppo valensiano con l’altro Mirco, Duccio, Maria, Claudia, il campionissimo Ricky Vanetti, grazie di cuore ragazzi!!

Non tutto però è stato bello, la scomparsa del caro Vito ha lasciato il segno e ogni volta che taglio un traguardo mi chiedo “chissà cosa mi avrebbe detto”, penso ad una sua possibile reazione, e spesso non posso che sorridere.

Sono soddisfatto di come ho reagito, ho scelto un altro allenatore, ho iniziato a studiare più a fondo il mondo della corsa e mi sono dato nuovi obiettivi, credo che fosse questo che avrebbe voluto: che continuassi a correre, cercare di dare il meglio ancora e ancora, in fondo, come disse una volta “Matteo qua tocca darci dentro, avrai un’altra decina di anni dove puoi spendere ancora delle cartucce”. Sei sempre stato saggio mio caro vecchio amico.

Ed è per questo, oltre alla voglia costante di mettermi alla prova, che farò il possibile per arrivare in piazza del popolo a Faenza il prossimo 23 Maggio,o 24? :-), traguardo della 100 km del Passatore. Perciò vedi di darmi una mano anche da lassù, ne avrò bisogno!!

E come sempre grazie infinite alla mia ragazza, che mi ha sostenuto ad ogni corsa in questo anno, mi ha regalato la maratona di Valencia per il mio compleanno e purtroppo le toccherà fare una nottataccia per la 100.

P.s: la foto di copertina è legata all’uscita di domenica fatta in compagnia del dream team che sfiderà il Passatore.

30 km Ferrara
Ferrara-30 km, per me. Il mio amico 42 e spiccioli 🙂

Arezzo
Arezzo-mezza maratona

Casaglia San Luca
Casaglia-San Luca. 10.2 km collinari

Lamarina
Lamarina-13.8km

Modena con Maurizio (1)
Modena-mezza maratona

Valencia
Valencia-Maratona

Ritorno a Valencia: la mia quarta maratona

Questa maratona credo che sia iniziata ufficialmente il giorno del mio compleanno, quando la mia ragazza come regalo ha deciso di mandarmi a Valencia (iscrizione e biglietto aereo a/r), la cosa più bella che un runner possa desiderare, più di un nuovo modello di scarpe. Ne parlai subito con il mio vecchio allenatore e amico Vito, in modo da prepararla quando sarebbe arrivato il momento giusto. Peccato però che non siamo riusciti nemmeno a pianificare un inizio di preparazione con lui, così dal primo luglio mentre continuavo a gestirmi gli allenamenti da solo, ho iniziato a vedere su internet dei video di un certo Roberto Martini, una marea di video sulla corsa, alla fine diceva anche che c’era la possibilità di diventare suoi “allievi” se uno lo desiderava. Così nelle settimane a seguire il mio pensiero è stato “o continuo ad allenarmi per conto mio, seguendo le tabelle che mi dava Vito, apportando le modifiche che ritengo opportune, oppure per raggiungere gli obiettivi che mi sono posto mi affido a qualcun altro”, e così dopo averlo contattato, una volta rientrato dalle vacanze estive, parte questa nuova avventura. Per questa maratona ho attuato tutta una serie di cambiamenti per prepararla al meglio e migliorare il tempo di Roma dell’anno scorso: ho inserito un’uscita in più a settimana, quindi 5 allenamenti, sono andato per la maggior parte delle volte a correre la mattina presto, prima di andare al lavoro, nell’ultimo mese e mezzo ho cambiato un po’ alimentazione iniziando a ridurre il consumo di carne durante la settimana, inoltre una volta a settimana Roberto mi faceva fare del potenziamento, che prima non facevo. Non volevo lasciare niente al caso, per quanto possibile. Un percorso quindi che questa volta è stato davvero diverso sotto molti aspetti, tornare a Valencia, dove ho corso la prima maratona mi dava un ulteriore stimolo a fare bene, con il tempo poi ci siamo ritrovati in sei del nostro gruppo sportivo a partecipare a questa maratona, quindi ci sarebbe stato proprio un bel clima pre e post gara.

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Con Ricky alla partenza in aeroporto

Partenza (per me e la mia ragazza), e per un altro ragazzo (il campionissimo Ricky Vanetti 🙂 ), sabato mattina alle 10.30, in modo da essere lì per l’ora di pranzo e poi ritirare il pacco gara nel pomeriggio dopo un po’ di riposo, anche questa volta l’organizzazione merita un encomio, non hai mai fila per il ritiro pettorale, l’expo maratona è veramente grande, e sul sito c’è spiegato proprio tutto, inoltre hanno creato anche l’app scaricabile dove oltre alle informazioni puoi seguire chi corre in tempo reale, e per la mia ragazza questo è stato fantastico, così sapeva orientativamente quando sarei arrivato. Nel pomeriggio di sabato non ho fatto molto altro, una passeggiata sui giardini del Turia e poi a cena a casa di una ragazza che avrebbe corso anche lei la mattina successiva, la sua prima maratona.

Il tempo più che mai è dalla nostra parte, si prospetta sole con temperatura che parte dagli 11° fino ad arrivare a 19-20 sul finale di gara; inizialmente, temendo il vento e le zone d’ombra metto una maglia a maniche corte sotto la canotta poi però ci ripenso, metto un po’ più di vasellina sotto le ascelle e sul collo e mi immetto in griglia così. La tensione è sempre tanta, credo che potrei fare altre 50 maratone, ma ogni sarà così, combattuto tra la voglia di portarla in fondo, la lunghezza della prova, la voglia di gestire tutto al meglio e scoprire se durante i mesi prima ho lavorato bene. Correre qui a Valencia mi fornisce inoltre una gioia in più, sento di essere molto legato a questa città, negli ultimi sei anni questa è la quarta volta che vengo, e sicuramente tornerò ancora, il clima che si respira, il calore della gente, la possibilità anche di fare sport in tutta tranquillità nei suoi maestosi giardini l’hanno resa la mia meta preferita, infine come non menzionare la paella, l’horchata, e una bella cioccolata con churros.

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foto di gruppo con gli altri Melito’s

Edizione da record quest’anno: 25000 iscritti, sold out già da mesi, l’accoppiata con la 10 km la rende perfetta anche per una gara veloce sulla breve distanza, “magari un giorno potrei puntare al mio record sui 10 km qui”, mi viene da pensare, poi però il fascino della maratona sono sicuro che prevarrebbe come sempre.

Eccoci di nuovo qui, sono passati 3 anni da quando ho corso fra le tue strade, ricordo ancora come facessi fatica a stare in piedi anche solo per un’ora con il problema all’inguine che avevo, ma in quei 42 km non mi sono mai sentito solo, la voglia di farcela, e il pubblico lungo il percorso mi spinsero fino alla fine, e oggi ci rincontriamo ancora, per un’altra bella sfida, non c’è stato giorno in cui non abbia visto il video del percorso, perché rimanesse bello impresso. Cerco di ripetermi il consiglio di Roberto: partire piano, e gestire la prima parte di gara con la testa, la seconda con il cuore, sorridere sempre, e mentre i pensieri viaggiano sento a stento lo sparo, si parte!!

Fino alla fine sono stato combattuto fra due tattiche per condurre questa maratona: controllare il tempo ogni 500 metri in modo che potessi correggere il ritmo se andavo più veloce del previsto, con il timore però di non riuscire a godermi la gare se guardavo sempre il cronometro, oppure non guardare mai l’orologio e andare a sensazione ascoltando il corpo. Decido di optare per quest’ultima versione, nei primi 3-4 km adotto anche una respirazione di naso per tenere basso il ritmo, ma nonostante questo il tempo che passa tra un km e l’altro è davvero breve, me ne rendo conto.

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Partenza della Maratona e della 10km

Verso l’ottavo km quando c’è un punto in cui si fa una curva e si torna indietro, incrociando chi è partito dopo sento Maria che mi grida incitandomi, sorrido e proseguo cercando di richiamare sempre il percorso nella mia testa, nei punti ristoro la presenza del pubblico è davvero incredibile, davvero tanta gente, ma anche lungo il percorso ci sono sempre tanti punti di animazione con musica o i tamburi ti danno la carica, a quello del quindicesimo lo spazio per passare tra le due ali di folla non è tanto largo, sembra di essere al quarantesimo.

A metà inizio un po’ a rallentare, nonostante il passaggio alla mezza è ottimo, troppo, cerco di non darci troppo peso, ma di lì a 2 km le gambe non spingono più, e siamo solo al km 23, non ci voleva, a Roma la crisi vera si era manifestata 10 km dopo, adesso mi ritrovo con ancora metà gara che non riesco a spingere più di tanto, lo sconforto si fa sentire, vorrei fermarmi e mettere a piangere, non è possibile che succeda proprio adesso, e forse lo avrei dovuto fare, almeno avrei avuto la possibilità di ripartire ad un ritmo diverso. Invece ho continuato, nel giro di altri 2 km ho ripreso a sincronizzare il respiro con i passi, e anche se il ritmo ormai era perso ho riacquistato un po’ di serenità, immaginavo i luoghi simbolo della città che avrei visto di lì a qualche km, il tracciato che dal trentacinquesimo era in leggera discesa, tutto questo mi stava aiutando, mi sorpassavano in tanti ma non mi importava, andavo avanti godendomi la cornice in cui ero e sognando il momento in cui sarei entrato nella città delle arti e della scienza. Mi sentivo tutto sommato bene, integrazione perfetta con i gel e l’acqua ai ristori, quindi potevo ancora dire la mia. Passata l’Estaciò de Nord, intorno al trentanovesimo ricomincio a recuperare ancora di più, al quarantesimo sento anche Gianfranco, il marito di Maria che mi dice “vai Matteo”, almeno mi sembrava la sua voce J. Gli ultimi 800 m sono come sempre da brividi, credo che valga davvero la pena tutto lo sforzo anche solo per quest’ultimo tratto che ti ripaga di tutto. La passerella blu in mezzo all’acqua ti fa sentire come se fossi stato tu a vincere la maratona.

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Correre qui è davvero sensazionale, l’organizzazione, il pubblico su tutto il percorso, la cordialità della gente, e non ultimo un clima ideale per correre nella prima settimana di dicembre, credo che tutto questo dimostri il perché tante persone vogliano correre qui (è la seconda maratona più partecipata dagli italiani all’estero, seconda solo a New York). Giorni prima ero rammaricato per non essere stato ancora una volta estratto per la maratona di Berlino, poi mi sono detto “tra poco correrai a Valencia, che non ha nulla da invidiare a Berlino”, avendo partecipato per la seconda volta ho potuto notare la voglia di migliorarsi ancora da parte degli organizzatori, e di esserci riusciti, davvero complimenti. Grazie di cuore amore mio per avermi permesso di vivere ancora una volta queste emozioni ed aver condiviso tutto insieme.

Anche se il risultato non era quello sperato porto a casa tante cose buone da questa maratona: premesso che poter correre è sempre una grande fortuna, nei mesi di allenamento credo di aver gestito molto meglio sia la parte di alimentazione che integrazione in gara, ho dedicato tempo agli esercizi di potenziamento, e nonostante abbia aumentato il numero di allenamenti non ho mai tolto tempo al riposo, dovrò lavorare sul ritmo gara, quello che non ho saputo gestire, e continuare magari a sperimentare qualcosa di nuovo su tutto il resto.

Gli ultimi ringraziamenti vanno all’amico Giuseppe Campanelli, per tutte le volte che con le sue mani mi ha sciolto un po’ i muscoli, sembra un cavolata, ma quando ritorni a correre dopo un massaggio ti senti meglio. Al mio allenatore Roberto Martini, che mi ha sempre sostenuto e incoraggiato in questi mesi, quando avevo un dubbio c’era sempre a consigliarmi, ci aspetta davvero un lavorone per raggiungere l’obiettivo che mi sono posto per il 2020, ma so di avere una possibilità, e la sfrutterò pur di vincere questa nuova sfida, e come sempre al caro Vito, cerco di immaginare la tua reazione dopo questa maratona, avresti detto tipo “ecco, sei schioppato!! Ma come c..si fa!!…vabbè, ora che vogliamo fare?”, dopo qualche secondo avresti preso in mano la tabella per definire il programma settimanale, e da un lato mi viene da sorridere. Ma forse in fondo da lassù avrai avuto una reazione simile.

“La disciplina mi ancora a terra e i sogni mi sollevano al cielo. In mezzo, a proposito, la maratona”-Leonardo Cenci

 

 

Le ultime due domeniche di corsa: alla mezza di Arezzo e quella di Modena

Anche questa volta cerco di raccontare le mie ultime due gare, visto che si sono corse una domenica dopo l’altra: la mezza maratona di Arezzo e la Corrimutina, mezza maratona di Modena. La prima era già in programma nella tabella che sto seguendo in preparazione alla maratona, mentre la seconda è stato un vero caso, in quanto dovevo fare 18 km “a ritmo medio”, e così parlandone con Marco, un caro amico di corse, mi manda il volantino di questa mezza che si corre a una mezz’ora di macchina da me, quindi “perfetto, proprio quello che cercavo”, penso tra me. Stessa distanza ma approccio alla corsa diverso, meteo completamente diverso e anche emozioni diverse, partiamo perciò da quella di Arezzo del 27 Ottobre, scelta perché ho abbinato il fatto di tornare a trovare i miei genitori in Umbria e poter correre ad un’una mezzoretta da casa. Visto che il ritiro pettorale è massimo entro le 9 di domenica, decido di andare a prenderlo il sabato, così mi immergo già dal giorno prima in clima gara, ritiro pettorale e “pacco gara” composto da felpa con la chimera, simbolo della città,  si ritorna verso casa, pomeriggio in relax alla fiera del cioccolato a Città di Castello e sera pizza con un amico, come dovrebbe essere prima di una gara, fortuna che proprio quel sabato si rimette indietro l’orologio, almeno guadagno un’ora da stare fuori. Uno dei vantaggi di correre una mezza è che la partenza è più tardi rispetto alla maratona, e quindi anche la colazione si può fare ad un orario decente, con due fette biscottate e marmellata, un pezzo di torta fatta in casa e succo di frutta, si può partire. Una volta giunto sul posto, prima del riscaldamento, riesco a rivedere un’amica ed ex compagna di classe delle medie, che da qualche anno corre anche lei, ottenendo davvero dei bei risultati, visto che la trovo sempre sul podio o con qualche premio in mano, e nonostante mi dica che ha un sovraccarico ad un ginocchio, è determinata a dare il massimo, come sempre; ci confrontiamo sul tempo finale che speriamo di ottenere e dopo un abbraccio ci facciamo tanti in bocca al lupo.

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in compagnia della campionessa Virgini Leonardi 🙂

Intanto inizio a fare un po’ di riscaldamento, poi negli ultimi minuti mi avvio in fondo al viale principale dove sarà la partenza, che sarà insieme alla 10 km e alla non competitiva, questo crea un po’ di caos all’inizio visto che siamo tutti ammassati, fortuna che dura un paio di km, poi noi della mezza ci stabilizziamo, e si cominciano a formare i primi gruppetti. 21 km da correre su due giri, non nel centro città, che viene attraversata solo nel tratto della zona di partenza dove ripassiamo al passaggio del 10° km, ma leggermente fuori, tra le case cittadine e qualche tratto nelle strade di collegamento che portano al centro e alla stazione, molte curve devo dire, se nella prima parta affronto tutto non sapendo bene cosa mi aspetta, al secondo giro certi tratti li accuso di più.

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il percorso della mezza di Arezzo

In compenso proprio perché sono due giri senza guardare i cartelli so magari dove sarà il ristoro, in che punto siamo e quanto manca, il caldo si fa un po’ sentire ma più gestibile rispetto alla corsa che feci a Ferrara, anche se sembra proprio una bella giornata di primavera che non di metà autunno, questo per la corsa in generale è stata una buona cosa, nel senso che oltre ad un bel numero di partecipanti fra tutte le gare, c’era anche un po’ di gente lungo il percorso. L’ultimo km e mezzo devo dire che è davvero bello, si percorre un lungo rettilineo che arriva fino in fondo al viale da dove siamo partiti, raggiungendo la rotonda dove c’è il ristoro e i camioncini che fungevano da deposito borse.

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Ho chiuso con un buon tempo, meglio di quanto mi aspettassi, e considerando che non sto preparando una mezza maratona sono stato felice alla fine. Unica nota negativa è che guardando la suola della scarpa sinistra ho notato che si è scollata in alcuni punti (e ci ho fatto solo 76 km gara compresa con quelle scarpe), bah!!

Per quanto riguarda l’organizzazione è da rivedere: nel senso che sul sito non ci sono indicazioni chiare sul luogo della partenza, il deposito borse, ecc. c’è da impazzire a trovare tutte le informazioni necessarie, in più non credo fossero previsti spogliatoi, e questo già non è il massimo, ma sarebbe stato un bel problema se ci fosse stata pioggia come mi hanno detto anno scorso. Fortuna che ogni tanto ci faccio un salto ad Arezzo, così sapevo orientativamente dove lasciare la macchina in base al punto di partenza. La felpa è carina, nulla da dire, ma l’avevano data anche l’anno scorso, e magari potevano pensare a qualcos’altro.

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verso il traguardo

Passiamo ora alla mezza di Modena, come accennato, la tabella di allenamento prevedeva un 2km riscaldamento+18 km ritmo maratona. Quindi tra me e me pensavo “certo che se ci fosse una gara vicino a cui partecipare sarebbe fantastico”, l’unica all’orizzonte era “la Vallazza” a cui partecipavano un po’ di ragazzi del gruppo sportivo, e dove l’anno scorso ero andato davvero veloce, mi era piaciuta anche come percorso, km 16, quindi o mi facevo i km che dovevo fare prima, oppure continuavo dopo il traguardo, però non è che fosse il massimo questa seconda opzione. Così scrivo al mio amico Marco, con il quale condivideremo un’avventura, e dopo qualche minuto mi manda la locandina della mezza di Modena, perfetto!!!!!! È la cosa migliore, non devo impazzire a correre in mezzo a Bologna e portarmi dietro l’acqua, sul sito trovo anche tutte le informazioni necessarie per l’iscrizione, il ritrovo, ritiro pettorali, aggiungono anche la nota “possibilità di parcheggi nelle vicinanze”, molto bene, così, dopo aver chiesto conferma all’organizzazione (le iscrizioni si chiudevano al raggiungimento dei 500 iscritti) compilo il modulo online e faccio il bonifico per l’iscrizione. Sempre quel giorno mi ero sentito con l’amico di Milano con il quale avevo condiviso la stanza quando ho corso la prima maratona, e tra una cosa e l’altra mi dice che verrà a correre alla mezza di Modena, si crea così l’occasione per rivederci dopo che l’anno scorso era venuto alla mezza di Bologna, e questo mi rende anche più tranquillo nei momenti che precedono la partenza, il tempo passa veloce tra una chiacchierata e l’altra, e dopo un po’ di riscaldamento insieme ci ritroviamo che mancano 3 minuti alla partenza, fortunatamente siamo vicini, così ci mettiamo in mezzo al gruppo e poi alle 10.15 spaccate si parte, 21.097 Km da fare anche qui in due giri.

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il percorso della mezza di Modena

Primi 2 km che corro cercando di non farmi prende troppo dalla foga, ma andando per quanto possibile piano, poi si comincia, devo ricordarmi che è comunque un allenamento e non posso esagerare, ma cercare di andare al ritmo che devo tenere. Il percorso devo dire che si snoda bene attraverso in parte in centro città e poi stando leggermente fuori, ci corre sul bagnato, visto la pioggia del giorno prima e di questa mattina, visto che comunque il percorso è ben protetto e non ci sono neanche ostacoli quando attraversiamo qualche tratto di strada, cerco di non salire sul marciapiede e tenermi sull’asfalto, così da avere un terreno “meno pesante” sotto i piedi, mi concentro sia sul ritmo al km, guardo infatti l’orologio ogni 500 metri per capire a quanto vado, e sulla respirazione, in sincronia con i passi. Questo mi aiuta molto a far scorrere i km, ad essere coordinato nei gesti, anche se un po’ perdo contatto con la corsa vera e propria; alcuni punti sono un po’ critici, perché attraversiamo dei tratti con dei “sampietrini”, di quelli rotondi che sembrano fatti apposta per rallentarti, ed effettivamente non essendo abituato lì faccio un po’ più fatica, con i piedi.

Verso metà gara si entra nel parco antistante il palazzetto, lo si percorre in tondo e si attraversa l’arco che sarà poi il traguardo, qui credo proprio di aver vissuto uno dei momenti più emozionanti da quando corro, mentre passo in solitaria lo speaker si esprime così “con la casacca arancione del compianto Vito Melito transita l’atleta Matteo Amelio, complimenti!!” , e successivamente dopo un centinaio di metri vicino alle transenne ci sono un sacco di bambini che si allungano e gridano “dammi il cinque, dammi il cinque”, così rallento e do il cinque a tutti, poi riparto, via per il secondo giro. Decido che l’ultimo km sarà per il mio vecchi amico, darò tutto quello che posso in quel km.

Intanto però devo gestire bene i km che rimangono, e credo di riuscirci bene, la stanchezza non si fa troppo sentire, prendo un bicchiere d’acqua ai ristori e un piccolo shot di caffeina al 15° km, i volontari lungo il percorso man manco che ci avviciniamo ci incitano sempre di più, e neanche mi accorgo dei km che scorrono via, quando poi vedo il cartello con il numero 20 ingrano la quinta e inizio a spingere, ingrano la quinta e quando mancano quasi trecento metri, che rientriamo dentro al parco, vedendo quattro che mi sono davanti cerco di spingere ancora, cambio anche il tipo di respirazione e il sorpasso tutti, chiudo quest’ultimo km in 3.34, sono davvero contento, e una volta tagliato il traguardo sento le lacrime che scendono dagli occhi, una gioia come poche volte capita, proseguo per un po’ camminando e poi decido di rientrare al coperto. Un’altra cosa bella è che arrivando 26° sono tra i premiati, così quando anche Maurizio conclude la sua corsa, aspettiamo le premiazioni, e mano a mano a gruppi di dieci, tutti e trenta i premiati vengono chiamati sul palco. Altra cosa positiva di questa gara.

premiazione

A conclusione di queste due mezze non posso che essere contento, soprattutto dopo quest’ultima. Modena si è rivelata una bella sorpresa per quanto riguarda l’organizzazione, ho potuto rivedere un amico ed emozionarmi per un episodio, rimango comunque con i piedi per terra, ci sono ancora settimane prima della maratona, che sarà tutta un’altra storia, certamente più emozionante, ma doppiamente più impegnativa.

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foto post gara con Maurizio 🙂

Tempo di corse: Corrigubbio e 30 km di Ferrara

L’autunno, a livello di calendario, è ormai cominciato, anche se a livello meteorologico fa sempre alti e bassi, e per chi corre questo vuol dire che ogni domenica è l’occasione buona per partecipare ad una gara, che sia una dieci km, una mezza o una trenta in preparazione della maratona poco importa, l’importante è esserci, perché tutti lo considerano il periodo migliore, le temperature infatti sono quasi perfette e anche se dovesse uscire un gran sole, non sarebbe così opprimente come nei mesi estivi..almeno sulla carta. Io, per questo primo appuntamento, ho scelto la Corrigubbio, gara di 10 km su percorso omologato Fidal che si svolge, come dici la parola, a Gubbio, nelle mia terre d’origine, perciò, oltre al piacere di correre, è bello poter tornare a casa anche solo per un giorno, potersi svegliare la mattina per andare ad una gara e poi gustarsi il pranzo in famiglia; nelle terre umbre poi sinceramente ho corso solo nel mio paese, quindi ho un motivo in più per vedere che tipo di corsa sia e com’è l’organizzazione.

Come dicevo parto con la mia ragazza dopo aver fatto una colazione leggera, e dopo una cinquantina di minuti siamo già praticamente arrivati, tempo di parcheggiare, attendere un po’ per stare ancora al calduccio e poi ci dirigiamo, seguendo altri che correranno, verso il punto di ritrovo situato in piazza 40 martiri; qui, sotto ad un porticato con annesso bar, è posto il ritiro pettorali e successivamente anche la consegna dei pacchi gara e del ristoro, inoltre offre una buona possibilità di riparo dalla pioggia che sta scendendo fitta. Dopo essermi preparato decido di iniziare un po’ di riscaldamento, facendo qualche giretto tra le stradine di Gubbio, definita dai cartelli stradali posti all’ingresso della cittadina come “la più bella città medievale”. Sicuramente un po’ esagerano, ma fino ad un certo punto, perché effettivamente sembra di stare in un piccolo borgo medievale, con il palazzo che svetta in alto e neanche un’auto in giro, complice sicuramente il giorno di festa, poi quando è quasi giunta l’ora della partenza mi ripaleso in piazza. Rispetto a tante persone in questi anni ho fatto un po’ di gare, ma non tantissime come uno potrebbe immaginare, eppure quando sta per essere dato il via l’emozione c’è e spero tanto che mi accompagnerà in ogni gara, all’inizio poi sono anche un po’ teso, ma basta il primo km per sciogliermi.

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E così è stato anche questa volta, dopo essere partito mi sono lasciato andare, ho iniziato subito ad un buon ritmo e ho tentato di spingere nella parte finale come mi ero prefissato; raccontare questi 10 km stavolta si farebbe davvero presto, e magari mi ritroverei un po’ a descrivere lo scenario che già in altre 10 km si è visto, quello che ho sentito è che dopo un mese passato a fare un certo tipo di lavoro nelle uscite di corse sono tornato a spingere di più, ho ritrovato la gioia nel dare quello che potevo e ho condiviso tutto con la mia ragazza, che è stata la cosa più bella della gara.

Organizzazione ottima, sia come sicurezza lungo il percorso, al ristoro dove si poteva trovare tante crostate fatte in casa e la frutta messa su delle vaschetta già pronta da gustare, fino al pacco gara, con maglietta della corsa, barretta ai cereali, e altre cose sfiziose da mangiare. Gli spogliatoi con docce annesse erano a meno di 1 km dal punto di partenza.

Per la gara di Ferrara invece sono andato con un amico del nostro gruppo sportivo: Marco, che ringrazio tanto per la compagnia e per condividere questi bei momenti legati alla corsa; per lui la distanza era la maratona, io invece avevo in programma un 30 km da correre lento per la maggior parte e finire in crescendo negli ultimi 5 km. Già il pomeriggio prima siamo andati a prendere il pettorale e il pacco gara, così la mattina stessa non avevamo quella preoccupazione e il giorno successivo sveglia presto per partire insieme e andare lì per tempo. Sinceramente non sapevo quanti fossero gli iscritti, però per questi eventi meglio premunirsi, altrimenti c’è il rischio che si perde tempo solo a cercare parcheggio e raggiungere il punto di partenza.

Il tempo, a vederlo la sera prima, sembrava sereno e con 16 gradi, unito al 80% di umidità, quindi stavolta neanche maglietta a maniche corte, si parte direttamente con la canotta della società; due corse diverse oggi per me e Marco, per lui è gara vera, e anche se il suo obiettivo non è migliorarsi in questa maratona ci tiene lo stesso a far bene, che ne esca un buon tempo; per me invece è un allenamento in vista della maratona, il primo lungo con il numero 3 davanti, quindi ho deciso che fosse anche il primo test per l’integrazione in gara (gel, rifornimenti, ecc). Parto in terza griglia, e a me va bene così, tanto non devo fare nessun miglior tempo, mentre a Marco gli è stato concesso di cambiare griglia il giorno prima, quindi sarà davanti a tutti.

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Se chiudo gli occhi e ripenso a questa corsa non posso che essere contento, il percorso si snodava una prima parte in città, per i primi 8 km, i successivi 8 costeggiavano la riva del Po’ e salivano su una strada che era rialzata rispetto alla strada normale, mentre gli altri prevedevano un passaggio attraverso la campagna per poi rientrare in città verso la fine, il fatto di andare piano inoltre mi ha permesso di conversare con altri che correvano, e questo in gara non mi capita mai visto l’andatura e il fatto che si riesce poco a parlare, qui invece con un signore bene o male ho conversato fino al 15° km, quando la maratona e la 30 si dividevano, per tre o quattro km ho anche tirato un ragazzo che non ce la faceva, era la sua prima 30 km e al 21° stava già accusando, ma credo fosse più per il sole che era ben presente e il fatto che fosse anche lui pelato, ma senza cappellino, con un altro ragazzo ho fatto due chiacchere quando mancavano 5 km, e mi raccontava che si stava preparando per la maratona di Venezia, delle corse che aveva fatto un po’ durante l’estate e così via. È stato davvero piacevole. Il caldo un po’ avrà influito, ma in quegli ultimi 5 km in cui dovevo spingere di più non ce l’ho fatta come avrei voluto, peccato solo per quello altrimenti sarebbe stato tutto perfetto. Marco invece non se l’è passata bene, al 37° ha iniziato ad avere crampi, e finire è stata veramente difficile, il tempo è stato buono lo stesso alla fine ma era tanto amareggiato perché poteva finire proprio bene. Peccato davvero, ma so che alla maratona di Firenze si rifarà sicuramente.

Anche qui nota di merito all’organizzazione, abbiamo corso sempre su un percorso dedicato a noi, per la dislocazione dei vari punti (ritiro pettorale, deposito borse, spogliatoi e docce, pasta party finale), i vari ristori lungo il percorso e alla fine la gentilezza di tutto il personale coinvolto nella manifestazione.  La strada verso la maratona è ancora lunga, c’è ancora tanto da fare, ma stavolta voglio fare qualcosa in più per raggiungere l’obiettivo.