Chiusura del campionato sociale: il trofeo di Via Larga

Come si suol dire meglio tardi che mai, visto che riesco solo ora a mettere insieme i pazzi per riportare qualcosa, anche se poco, sulla gara svoltasi domenica scorsa, quindi eccoci qua.

Ci siamo, il campionato sociale è giunto al termine, questa domenica si è disputata l’ultima gara, dopodiché per quest’anno si chiude i battenti ci si rivede per il classico appuntamento di Crevalcore nel giorno dell’epifania. Devo confessare che anche se passerà un mese per la prossima corsa tutti insieme, una volta alzato avverto un po’ di malinconia addosso, i giochi sono ormai fatti, mi ero promesso di non guardare mai la classifica, almeno fino alla metà delle gare, in modo da godermi appieno ogni singola corsa, senza stare a pensare ai punti o simile, anche perché non sapevo a quante avrei partecipato. Quest’ultima prova, stranamente dal solito, si svolge proprio a Bologna, così non devo neanche prendere la macchina, dieci minuti di bici nemmeno e sono nel punto di ritrovo, difronte ad un centro commerciale nei pressi di una delle uscite della tangenziale. Che bello non impazzire per trovare parcheggio :-). Il capo è subito piazzato con il suo furgone e c’è già un tipo a cui fa provare le scarpe, non perde proprio tempo, solitamente ci consegna lui pettorale ma è così preso che me lo cerco da solo tra quelli che sono nel bancone e me lo prendo. Piano piano arrivano anche tutti gli altri, che salgono sul furgone-spogliatoio e si cambiano, Enrico scherza con Filippo, sembrano sereni, nonostante il primo continui a ripetere che oggi se ne sarebbe stato volentieri a letto, in effetti anche io ultimamente quando esco la mattina per correre vorrei quasi rimandare a più tardi, riposare ancora un pochino.

Poco più di una mezz’ora al via previsto alle 9, quindi c’è il tempo per il classico riscaldamento e poco più. Intorno al centro commerciale c’è un po’ di verde, quindi è anche abbastanza piacevole, gli ultimi minuti li spendo per tornare al furgone, mettere la canotta sociale e andare in zona partenza, sono quasi in zona cesarini, mancano solo cinque minuti quindi anche lo stretching lo faccio come posso in zona partenza, dove gli altri sono già posizionati quasi in prima fila. Partendo davanti le prime fasi sono un po’ meno concitate del solito, anche perché la presenza generale non è altissima, gli iscritti sono sui 300, quindi non c’è pericolo di troppo sgomitate o altro, inoltre le strade sono belle larghe. Come spesso faccio ultimamente cerco di stare attaccato ai miei compagni di squadra, Enrico mi è poco davanti, mentre Filippo in queste prime fasi sembra nascondersi, i km scorrono via tra l’attraversamento di rotonde e passaggi tra i capannoni industriali, siamo in una zona infatti che di residenziale ha poco o nulla, non è certo come Lugo, però l’organizzazione è stata molto attenta a essere presente quando c’era una curva o un bivio e anche i tratti di strada in cui solitamente passano macchine erano ben protetti per noi che correvamo. In più, in mancanza del tifo ci pensavano loro a incoraggiarci.

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Si parte!!!!!!

Dopo il quinto km Filippo mi supera, e ne ha davvero di più, piano piano vedo che procede spedito a prendere Enrico che gli è davanti, non riesco tanto a stargli vicino, non oggi, dopo il respiro piano anche la motivazione sinceramente un po’ cala, non mollo, ma non vado neanche a forzare; della parte finale però il ricordo è piacevole, il cartello dell’undicesimo km è posto in una discesa di un sottopasso, e questo successivamente mi spinge a dare qualcosa in più nel finale, non manca molto, e anche il traguardo è posto dopo un breve tratto di salita, sarà semplice, ma mi è piaciuto molto. Quasi 12 km per questa gara giocata “in casa”. Il post corsa me lo prendo proprio con tutta la calma del mondo: ristoro, cambio, e poi ad aspettare le premiazioni, due dei nostri, uno dei quali Filippo, sono tra i primi tre delle loro categorie, perciò verranno premiati dentro al centro commerciale, per tutti gli altri premi di categoria dobbiamo dirigerci un po’ fuori, eh sì, anche nell’ultimo atto ho preso un premio, e devo dire il più “intelligente” che ho ricevuto: oltre ad aranciata e a qualche stuzzichino salato c’era una piccola tovaglia, un kit di pronto soccorso e un mini estintore, tutto davvero utile.

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Dalla prima in alto: Io, Enrico, K, e insieme a Fabrizio e Giuseppe alle premiazioni finali.

A guardarmi indietro è stato un anno pieno di corse, per me che solitamente la domenica preferivo allenarmi normalmente senza andare in chissà quali posti strani dell’interland bolognese o ancora più lontano, sono state davvero tante, ed oltre al piacere di gareggiare ho potuto conoscere nuovi amici runner, confrontarci sui nostri allenamenti, l’abbigliamento e tanto altro riguardante un mondo che amiamo. Ho potuto migliorarmi anche dal punto di vista cronometrico, andando più veloce di quanto facessi l’anno scorso, migliorando in ogni distanza, questo è stato un bel traguardo. Le trasferte poi sono state ancora più piacevoli e speciali. Ora non rimane che chiudere con il pranzo tutti insieme, scambiarci gli auguri e ripresentarci alla prima gara sociale del 2019, mentre in generale, per me, c’è ancora un appuntamento domenica 16 prossima, e poi si chiude il 2018 di corse.

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Verso il rush finale: la 10 Km di Lugo

Sembra essere passata solo una settimana, eppure siamo alla fine di Novembre, ed è di nuovo tempo di tornare “in pista”, mancano soltanto due gare sociali alla fine del nostro anno sportivo, si cominciano a tirare le somme, stilare un po’ i bilanci di un anno in cui ho fatto sempre il possibile per correre con il gruppo, e questa occasione non è da meno, dopo essere stato a Trento nella mattinata di sabato, la sera sono di nuovo a Bologna, e la mattina di Domenica sveglia presto per la trasferta di Lugo, in terra romagnola, oggi si svalica proprio :-). Per l’occasione passo a prendere Enrico, solo lui, perchè Marco è fermo ai box per un problema che gli ha dato problemi prima della maratona di Ravenna, perciò non ci sarà, un vero peccato perchè ormai faceva parte del mini gruppetto delle trasferte.

Il meteo mette pioggia, e non sbaglia stavolta, sia lungo la strada che appena arrivati in zona una pioggerellina fitta ci fa capire che aria tirerà oggi. Incrociamo il boss Vito, che benchè sia tornato con il furgone non sembra proprio contento di essere venuto, deve essere la pioggia che gli fa questo effetto perchè non ci fa neanche cambiare nel furgone, ma ci spedisce direttamente dentro al centro sociale, dove non c’è il benché minimo spogliatoio, perciò appoggiamo le borse al muro e ci cambiamo alla meglio. In questo momento mi accorgo che ho dimenticato i pantaloni lunghi che uso per correre in questo periodo, e giù qualche imprecazione, poi fortunatamente ci pensa Enrico a venirmi in aiuto: dato che lui ha una tenuta da riscaldamento e una da gara, mi presterà il paio di pantaloni che usa adesso. Così per il riscaldamento tengo quelli della tuta sportiva.

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Vito è troppo forte, mentre stiamo per cominciare ci fa: “dai, riscaldatevi alla buona che tanto il prossimo anno la cancelliamo” riferito al fatto che non vuole metterla come gara sociale, a parte tutto mi viene da chiedere come mai abbia scelto questa piuttosto che andare a Minerbio, dove c’era un’altra corsa a cui partecipavano altri Melito’s.  Mistero!! Il profumo di vin brulè che stanno preparando mi fa venire voglia di rimanere dentro e fare quasi una seconda colazione, ma direi che non è il caso; perciò dopo aver salutato, nella confusione un po’ gnerale, gli altri ragazzi del gruppo che incrociavo, mi avvio verso la zona partenza. Come in altre occasioni non c’è un vero e proprio arco, ma solamente un nastro messo per terra, in una stradina del paese, dietro al quale dobbiamo posizionarci. Prima di noi fanno partire due ragazzi i cui polsi sono legati insieme,  capisco subito che uno dei due è non vedente e che correrrano insieme, non mi era mai capitato di vedere una cosa simile in gara, ma è  davvero bella. Poi lo sparo che sancisce la nostra partenza.

Le fasi iniziali da un lato sono sembre affascinanti, è verco che c’è un gran casino, tutti assemblati che devi stare attento a non andare contro qualcuno a non inciampare o scivolare sulla strada che oggi è tutta bagnata, però è proprio il fatto di correre tutti insieme che ti dà la spinta per cominciare tutto, e i primi km se vanno via così, con i cartelli che li indicano posti in maniera descrescente, inizialmente ci crea un po’ di confusione visto che il primo che viediamo è il 7, “ma non è un unico giro? dobbiamo passare di nuovo di quì dopo?” invece poi facciamo mente locale e capiamo che sono a scalare, anche Enrico dirà che aveva una sensazione simile :-). La pioggia ci accompagna sempre, come se anche lei corresse insieme a noi, fortunatamente è di quel tipo che non è troppo fastidiosa, si riesce a correre bene lo stesso e a godersi il momento. Ad un certo punto attraversiamo anche un breve tratto in salita sopra un ponticello..mah sì dai, ci stà.

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Momenti iniziali e i due ragazzi legati assieme

Dopo un lungo tratto sterrato corso in mezzo alla fanghiglia, mi ritrovo davanti ai due ragazzi che erano partiti prima di noi, e dietro a Enrico, che tengo sempre come punto fermo davanti a me, il percorso è caratterizzato da diverse curve, che ogni tanto mi frenano un po’, poi a seguire ci sono sempre dei gran drittoni, il tutto senza mai allontanarci dal centro abitato, ma ci passiamo quasi sempre in mezzo, e devo dire che tutto sommato non mi dispiace, sempre meglio che uscire dal paese e ritrovarsi a correre in mezzo al nulla. Negli ultimi 3 km però inizio ad accusare stanchezza, provo a tenere il ritmo di quelli davanti e non voglio perdere il contatto visivo con il mio compagno di squadra, ma faccio fatica a respirare come dovrei. Visti gli allenamenti settimanali sapevo che anche una 10 km tirata ad un certo ritmo non sarebbe stata una passeggiata, perciò vedo di non crollare proprio alla fine, e quando si presenta il traguardo non posso che essere felice.  Vito è li che ci aspetta, due pacche sulla spalla poi ci manda a cambiarci, prima di rientrare però un pochino cammino come sempre, e non fermarmi di brutto, inoltre dobbiamo fare tappa al ristoro, che anche se è all’aperto è diciamo coperto da una tenda, il momento in cui mi godo il vin brulè e un pezzo di pandoro, ora sì che posso asciugarmi.

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Nonostante la foto dica altro ero contento 🙂

Sembra proprio che tutti vogliano rientrare a casa prima possibile, che effetto che ha questa pioggia, una volta cambiati facciamo giusto in tempo a prendere il pacco gara, il relativo premio, visto che ci sono un bel po’ di premi di categoria, tutti pieni di cose buone, e ci avviamo verso la macchina, pure Vito è già sul suo furgone in partenza, prima di noi, cosa mai successa visto che solitamente si trattiene in chiacchere, a a vendere qualche altro articolo o aspettare le premiazioni.

Un’altra corsa si è conclusa, tempo qualche giorno e saremo di nuovo in scena per l’ultimo appuntamento, devo dire che sono soddisfatto di questa trasferta, prima di tutto per la compagnia, per la corsa in sè che non mi è dispiaciuta per niente, pensavo infatti che sarebbe stata molto peggio, e poi per il risultato, sfiorando il record personale sui 10 km. Speriamo di togliersi ancora qualche soddisfazione prima di chiudere definitavamente l’anno solare, e poi potremo concentrarti sul 2019.

Riscattarsi in una gara sociale: “la Vallazza”-Molinella

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Per tutti coloro che amano il mondo della corsa quest’anno il 4 novembre significava una cosa sola: maratona di New York, un nome che da solo evoca un doppio fascino, sia per la corsa in sè, sia per il clima e la città in cui si corre, così almeno racconta chi l’ha fatta. Per noi dell’Atletica Melito invece questa data voleva dire un ritorno alle gare sociali in terra bolognese, e più precisamente a Molinella, piccolo paesino dove questo evento, per l’edizione 2018, compie quarant’anni, quindi sembra quasi che qui la corsa sia di casa. In effetti l’impressione che abbiamo appena arrivati in macchina e ci incamminiamo poi verso il punto di ritrovo è che sarà bella partecipata, visto la quantità di macchine che ci sono in giro. Dico arriviamo perchè anche in questa occasione io, Marco, il suo collega Alessandro ed Enrico, ci organizziamo per andare tutti insieme, e già questo rende il tutto più piacevole. Una volta che ci presentiamo per ritirare i pettorali da Luciano il fatto che siamo un bel gruppo mi rasserena e mi mette di buon umore, manca solo il grande boss Vito, credo che sia l’unica volta che salta una gara sociale domenicale, “eh non posso, tengo il compleanno di Rita (la moglie), siamo una trentina di persone”. Per impegni che vanno al di sopra del suo eterno amore per la corsa, e per il suo business di vendita scarpe, non sarà ad incitarci all’arrivo, o a farci qualche battuta nel pre gara.

Le condizioni meteo mettevano un po’ nuvoloso, niente pioggia fortunatamente, con una temperatura che si aggira sui 17°, quindi non sto a vestirmi pesante, magari farà freschino ma sento di poter correre questo rischio; dopo aver dedicato tempo a sistemari i pettorali nella canotta sociale facciamo la classica foto di rito, lasciamo le borse al deposito e iniziamo subito un mini riscaldamento, visto che non manca molto alla partenza prevista per le 10.

Ritiro e sistemazione pettorali

Cavolo siamo davvero tanti, lo speaker dice 504, non male direi, ho l’impressione che sarà una corsa un po’ tirata, visto il numero di partecipanti e la distanza di 14 Km, una via di mezzo tra la 10 e la mezza maratona. Parto insieme a Marco, poi dopo un paio di curve affollate in cui cerco di districarmi mi piazzo dietro ad Enrico e Filippo, un paio di km li corriamo in mezzo alle stradine che lambiscono i capannoni insustriali di Molinella, poi la strada comincia a mischiarsi con qualche tratto sterrato, ma non solamente quella brecciallina classica, ma più un terreno che somiglia alle corse campestri, attraverso una vegetazione boschiva, il tutto con l’aggiunta di una foschia che ci fa immergere completamente nell’autunno, spesso inoltre l’umidità crea delle goccioline che mi oscurano totalmente gli occhiali, così sono costretto a pulirmeli con la canotta, il tutto ovviamente mentre corro, e nel frattempo altri km che se ne vanno, sempre attaccato al gruppetto di 6-7  che si è formato.

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Sarà il tipo di corsa in mezzo alla foschia, o il mettermi  alla prova anche quando il terreno è un po’ fangoso per la pioggia caduta nei giorni precedenti, o magari l’alternarsi di vegatazione a tratti di strada, ma  nonostante i km che passano riesco a stare sempre incollato ai miei compagni di squadra che solitamente vanno più forte di me, forse tutto questo riesce a tirar fuori quella voglia di non mollare assolutamente, anche se il ritmo è sostenuto, dun tratto i rettilinei che ci si presentano davanti diventano, nella mia mente, i lunghi viali della città di Valencia dove presto tornerò, mi immagino di poter finalmente correre nei giardini del Turia, o sul suo lungomare, come avrei voluto due anni fa. Nel frattempo, dopo aver saltato completamente il primo ristoro al 5° km, posto un po’ in curva in uscita da un tratto boschivo, al decimo vedo di prendere al volo un bicchiere d’acqua e tenere un po’ il passo, da qui in avanti devo cercare di resistere, è l’ultimo tratto, il gruppo si è ristretto a 4, davanti a me c’è Filippo e altri due appartenti ad un’altra polisportiva, nessuno cede, e nei km che rimangono, sempre passando attraverso tratti in cui il terreno è un po’ fangoso, cerchiamo ognuno di passare davanti all’altro. I cartelli dei km prima segnano 11, poi il 12 o lo perdo o non l’hanno messo proprio, ma quando sento che siamo vicini all’arrivo, complice le strade che percorriamo vicino al centro abitato, vedo il numero 13, dopo qualche centinaio di metri, al momento di una svolta a sinistra, un uomo dell’organizzazzione mi fa “dai dai che li riprendi, aumenta il passo”, tutti e tre infatti mi sono davanti distanziati forse di una cinquantina di metri, non sono convinto che ce la farò, ma ci proverò lo stesso, gli ultimi metri prima del traguardo sono un’accellerazione continua sfruttando ciò che è rimasto, e alla fine, anche se gli finisco dietro, siamo tutti e 4 racchiusi in 4 secondi. Una ventina di secondi dopo arriva anche Enrico, poi a seguire tutti gli altri dei Melito’s; ci fermiamo poco dopo il traguardo e insime ci chiediamo a vicenda com’è andata, riportiamo le nostre sensazioni, si tira insomma il bilancio di questa gara sociale, è un momento davvero piacevole, essere tutti lì come un vero gruppo sportivo. Poi piano piano andiamo verso il ristoro, posto in una sala, “ottimo!!!” penso, sudati così e con questa umidità è quello che ci vuole un ristoro al calduccio, con crostate, biscotti, thè caldo e pure la polenta per chi vuole, quest’ultima mi mancava, ma è un’altra cosa positiva che si aggiunge a tutte le altre che hanno reso unico questo evento. Ho pure incrociato i due compagni della maratona di Parma: Michele Roda e Max Bedonni. A seguire riprendiamo le borse per cambiarci e mentre siamo lì mettono fuori anche le classifiche, io e Filippo prendiamo anche un premio di categoria, della nostra ne premiavano 15, lui ha il quattordicesimo, e io come nella “lamarina” prendo l’ultimo premio di categoria disponibile. Evvai, altre cosucce buone che si aggiungono a quelle del pacco gara, ora sì che una cena a casa mia è inevitabile, un pasta party anche se la corsa non c’è.

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Melito’s in azione 🙂

Esclusa la Straverona non mi sentivo così soddisfatto dopo una gara dalla maratona di Roma, non solo per il tempo, visto che non sono mai andato così veloce fin ora, ma più per non aver mollato ed essere rimasto incollato al gruppetto in cui ero. A distanza di quattro giorni quando esco a correre non faccio che ripensarci, questo mi dà uno stimolo in più negli allenamenti,  ora che il campionato sociale volge al termine e c’è un posto in classifica da didendere devo trovare risorse dappertutto, anche attraverso questi pensieri.

 

 

D’Annunziana 2018: mezza maratona sul lungomare di Pescara

Nonostante siano passati otto giorni una trasferta di corsa è difficile da dimenticare, soprattutto se la compagnia è costituita da un mini gruppo dell’Atletica Melito, con a capo il grande capo Vito ovviamente, che si mette alla guida del furgone sempre la mattina presto per allestire poi il suo stand di scarpe e accessori sportivi in zona partenza. Noi ce la prendiamo invece con calma, partendo nel primo pomeriggio, in modo da arrivare in prima serata a Pescara, sistemarci in albergo e avere il tempo di fare un giretto per gli stand posti in piazza. Tre orette di viaggio passano abbastanza velocemente insieme ad Enrico e Marco in cui ovviamente parliamo della corsa in generale, pensando alle gare che ci piacerebbe fare, la riunione del gruppo sportivo che ci sarebbe stata di lì ad una settimana per la programmazione del 2019, la voglia di miglirare le ultime performance di quest’anno con qualche massaggio o sperimentando cose nuove come la crioterapia :-).

Una volta sbarcati in terra abruzzese la cosa più complicata sembra essere trovare il parcheggio in prossimità dell’albergo, non c’è proprio uno straccio di posto libero, tutte la macchine parcheggiate in strade sono incollate l’una all’altra e prima riuscirlo a trovare nel parcheggio pagamento lì vicino, passa una ventina di minuti, si depositano le borse in stanza e insieme agli altri che erano partiti quasi in contemporanea a noi, ci avviamo verso la piazza dove ci aspetta Vito per darci i pettorali, lì ovviamente ci lasciamo andare ad altre chiacchere, racconti di corsa che il capo dispensa a chi anche solamente si avvicina, e un paio di fotografie insieme agli amici di Vito e un campione del recente passato, come si suol dire: Alberico Di Cecco, che abbraccia più volte Vito ringraziandolo di essere venuto.

Componenti dell’Atletica Melito insieme ad Alberico di Cecco

Marco e Antonio ne approffitano anche per farsi fare uno sconto per il loro caro Enervit R2 che usano dopo aver corso, in queste occasioni infatti mettono sempre un po’ di prodotti ad un prezzo veramente buono, così invece di vederli con una maglia, un paio di scarpe o altro hanno questo vasetto di R2 che gli farà da scorta fino a chissà quando. Per la cena Vito ha già organizzato tutto in albergo con un menù frugale ma che comprende primo secondo e contorno, lui avrà da fare con lo stand fino a tardi, ma dopo ci raggiungerà, in effetti sono già le otto e dieci, e sarà il caso di iniziare a incamminarci se vogliamo mangiare ad un’ora decente, altrimenti la mattina dopo i primi km saranno un po’ più difficili del solito. Come da programma ci concediamo un bel pasto completo, con anche gelato annesso nella passeggiata che facciamo a seguire,poi però tutti a nanna.

La mattina seguente infatti tutti sveglia presto, la gara parte alle 9.15, quindi alcuni, fedeli al fatto di mangiare circa tre ore prima, alle sei e mezzo sono già a far colazione. Io e Enrico, che dormivamo nella stessa camera, scendiamo un po’ più tardi, prendendocela con un po’ più di calma, anche perchè per raggiungere la zona partenza dal nostro albergo ci voglioo 5 minuti a piedi; la sera prima un po’ di vento tirava, e anche stamattina fa un po’ freschino, le previsioni metteranno un brusco cambiamento con pioggia, ma a partire dal pomeriggio. “Speriamo che siano giuste” mi dico, quello che ci preoccupa un po’ di più è il vento che può essere davvero fastidioso in certi casi, e nella maggior parte dei casi non ti fà certo andare più veloce. Qualche raggio di sole però comincia a vedersi, e durante il riscaldamento sembra proprio che il tempo possa reggere, fare una corsetta sul lungomare con a lato la spiaggia è davvero piacevole, chi abita qui, in questo senso è davvero fortunato, chissà se il percorso della gara si avvicinirà un po’, anche questa volta non mi sono informato molto, a parte sapere quando e dove saranno le salite che ci potrebbero essere.

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Foto pre gara

Lo start è abbastanza preciso, alle 9.20 si comincia!! In partenza sono a fianco di Antonio ed Enrico, so il passo che più o meno hanno e se oggi voglio migliorarmi devo stargli quanto meno attaccato per buona parte della gara, altimenti non avrò molte possibilità. Dopo un km e mezzo circa passiamo sopra un ponte, davvero molto bello, e unico nel suo genere, discreta salitella con una curva sul punto più alto, poi ci si rimmette sulla strada principale, da qui in avanti, fino al sesto km, è tutto un rettilineo, in un tratto che è leggeremente lontano dal mare, anche se non di molto, sono ancora con i miei due compagni di squadra, poi si torna indietro, e per altri due km circa ripercorriamo la strada che abbiamo fatto incrociando, dall’altra parte della strada, gli altri runner che ci sono dietro, oltre ad essere piacevole è anche l’occasione per salutare gli altri dell’Atletica Melito.

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Ponte sul mare da noi attraversato

Da qui in avanti qualcosa comincia a non girare per il verso giusto, saliamo di nuovo sul ponte, che da un lato è davvero uno spettacolo unico, perchè ci regala una vista mozzafiati, dall’altra però psicologicamente mi condiziona, e inizio a perdere contatto con il gruppo. Siamo a metà corsa e già inizioa ad avere qualche problema, vedo gli altri che piano piano si allontano e non c’è nessuno a cui rimanere attaccato per non perdere contatto, è davvero un momento critico, nonostante sia bello poter correre sul lungomare di Pescara per tutti questi km, a livello mentale ne sto risentendo più di quanto immaginassi, mi sento bloccato, e non spingo come vorrei, vorrei pensare a qualcosa che mi dai la giusta carica per non mollare, ma non mi riesce, così corro e basta. Ad un certo punto, non mi ricordo sinceramente che km fosse, c’è un altro punto in cui dobbiamo fare dietrofront e avviarci verso il centro cittadino, qui rivedo un paio degli altri ragazzi, compreso Marco, lì mi viene da pensare “non va proprio bene”, se Maroc che va meno veloce di me non è troppo distante significa che sto rallentando, così cerco di spingere un po’ con le forze che mi rimangono, come se non bastasse ad un certo punto io ed una ragazza inbocchiamo in una deviazione lungo il percorso, che però non è riservata a noi, veniamo subito richiamati e ci viene indicata la strada giusta, anche lì piccolo momento di indecisione che non mi fa troppo bene, in quanto devo fare una piccola svolta e tornare indietro. Ma ci siamo, manca davvero poco, un’altro km di rettilineo, curva a destra che ci immette fra le case, la gente che applaude al nostro passaggio e di nuovo una piccola curva prima del traguardo finale. Alzo gli occhi guardando il tempo, ed è di quasi quaranta secondi sopra al mio miglior tempo, sinceramente sono un po’ deluso, non guardo mai il cronometro, non prima di aver tagliato il traguardo, ma stavolta desideravo migliorarmi, sapevo che dentro potevo dare di più, ma ancora una volta non ci sono riuscito. A livello fisico non ho mai accusato una vera e propria stanchezza, avevo anche dei rifornimenti con me, che ho utilizzato, eppure non sono andato come magari avrei voluto. Cerco di sfogarmi subito con Vito, dicendo che forse devo anche cambiare le scarpe, visto che la suola in prossimità dei talloni è rovinata, e lui non può che rispondermi “Uee!! è come se avessi corso con le ruote sgonfie!!” , almeno riesce a strapparmi un piccolo sorriso.

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Runner Melito in azione

Visto che poi l’albergo ci lascia le camere fino a mezzogiorno per fare la doccia, dopo un po’ che siamo lì ritiriamo il pacco gara, composto da una bottiglia di vino, una maglia senza maniche della manifestazione e un apio di scatole di integratori di potassio, e ci dirigiamo vero l’hotel. Dopo che ci siamo dati una sistemata ci ritroviamo per andare a pranzo, e parlando con Maria, che è rimasta lì per le premiazioni, in quanto settima assoluta tre le donne e prima nella sua categoria, veniamo a sapere che anche Enrico, antonio e pure io abbiamo preso un premio di categoria. Il terzo posto mi vale un altra bottiglia di vino, altri integratori più tre pacchi di pasta, beh dai, non avrò migliorato il tempo, ma un gustoso pacco gara tira sempre sul morale, oltre alla compagnia con cui sono.

Alla fine infatti le trasferte sono sempre piacevoli, proprio perchè si parte e si torna in gruppo, si condividono più momenti che non solamente la corsa in sè come per le gare sociali, e ci si rilassa con un bel pranzo; questa volta non potevamo farci mancare il pesce prima di ritornare a Bologna. Per quanto mi riguarda prima della fine dell’anno ci sono altre corse, più una mezza maratona in terra umbra, speriamo di poterci togliere ancora qualche soddisfazione prima della fine dell’anno.

Correre può essere davvero la risposta: incontro con Ivana Di Martino

Ci sono persone, nello sport come nella vita, che con le loro azioni, con il loro esempio, riescono a trasmetterti quell’energia, quella scintilla, in grado di farti dire “sì, ce la posso fare” anche quando quello che ci apprestiamo a fare sembra insuperabile, è a queste persone che volge il nostro pensiero quando magari ci troviamo ad affrontare una prova importante, almeno per me posso dire che è così.

Tra queste c’è sicuramente Ivana Di Martino, moglie, madre di tre figli, corre da quando aveva 11 anni, ma è dal 2013 che realizza quelle imprese che l’hanno resa grande, e non tanto per le prove sostenute di volta in volta, non solo almeno, ma per essere riuscita a portarle a termine nonostante tutto, problemi fisici e personali che purtroppo non l’hanno mai abbandonata. Eppure da questi sembrava trarne forza per affrontare ciò che stava facendo, quasi a voler sfidare ogni volta un’entità che le si opponeva, lo ha fatto quando ha deciso di correre 21 mezze maratone per i 21 capoluoghi di regione in 21 giorni consecutivi legando la corsa alla onlus Doppia Difesa, o quando è partita da Milano con destinazione Bruxelles, sempre di corsa chiaramente, per portare un messaggio alla Commissione Europea a favore dei bambini sotto la soglia di povertà, e lo ha fatto quando ha concluso il giro del monte Bianco con un dislivello di 8000 metri, in 83 ore. Insomma, una tosta si direbbe.

La scorsa settimana vengo a sapere tramite facebook (grazie infinite, ogni tanto servi davvero a qualcosa di utile) che presenterà il suo libro “correre è la risposta” al Best Western Plus Hotel Farnese di Parma, quindi poco più di un’oretta di macchina da Bologna.  “Grandioso!!!!” penso tra me e me, questa è davvero una bella opportunità per conoscere una persona che non solo ammiro, ma che rappresenta uno degli esempi più belli e genuini dello sport ad oggi. Per quest’occasione è proprio il caso di dire che trascino anche la mia ragazza, visto il suo grande entusiasmo per la corsa e per i libri che trattano l’argomento; in un’ora abbondante, causa piccolo disguido con la via, siamo in hotel. Appena entrati sulla sinistra la vedo comparire in un vestito completamente bianco, non ci posso credere che sia lei, poi ci avviciniamo, ci presentiamo e dopo qualche secondo ci dirigiamo verso la sala di presentazione del libro, la sensazione che provo è davvero unica, e anche se in passato mi è capitato di incontrare altre volte personaggi di una certa importanza, questa è la prima volta che l’emozione prende il sopravvento, che sento dentro quella sorta di energia di cui parlavo prima.

Ci avviciniamo e dopo esserci presentati ci accomodiamo nella sala riservata alla presentazione del libro, sono quasi le cinque, ora fissata per l’inizio, e ancora non c’è molta gente, anzi saremo sei o sette persone, “vabbè, forse tardano ad arrivare”. Intanto Ivana e Luca, il ragazzo che ha trascritto nel libro il racconto della vita e delle imprese di Ivana, e suo compagno di avventura in quasi tutte, si siedono difronte a noi, ci chiede un po’ come siamo venuti a conoscenza della presentazione del libro, aspettiamo ancora dieci minuti, poi visto che non arriva più nessuno si comincia.Ovviamente è lei che prende la parola andando un po’ a spiegare, con molta naturalezza e semplicità, ciò che racconta il libro che ha scritto, che se vogliamo può essere suddiviso in due parti: la prima più personale, ci porta alla bimbina Ivana, quando aveva iniziato a fare nuoto, il passaggio alla corsa seguendo la via del fratello Stefano, l’età adolescenziale e d’un tratto Ivana in procinto di sposarsi.  Ci mostra le difficoltà di tutti i giorni di una persona, divisa tra impegni di famiglia, le esigenze di lavoro e il tempo dedicato all’attività sportiva, è qui inoltre che inizia anche il momento in cui sono sorti i problemi al cuore, “purtroppo gli esami a cui mi sottopongo nei giorni successivi non sono positivi. La mia aritmia ventricolare supera i ventitremila battiti al giorno, si rende pertanto necessaria un’ablazione e poi il riposo”.

È il primo momento difficile, per uno sportivo non c’è cosa più frustrante che rimanere fermi senza poter fare ciò che ami e aspettare, augurandosi che tutto torni poi alla normalità, Ivana non si dà per vinta, e dopo circa un mese torna piano piano ad allenarsi, di nascosto da tutti; non è però finita, perché al controllo successivo, dopo una visita neurologica a seguito dei continui e forti mal di testa indica una serie di ischemie, dovute al forame ovale. Altro intervento, questa volta per chiudere il forame. Qui forse inizia piano piano la seconda parte, il momento in cui scocca la scintilla che le fa desiderare di correre 21 mezze maratone in 21 giorni, da lì parte tutto, la voglia di mettersi in gioco ogni volta, per un’altra sfida, sempre più grande, sempre affrontando anche altre vicende personali che la coinvolgono direttamente.

Ma non sto a raccontarle qui, meglio che compriate il libro e ve le leggete tutte, perché, come ha detto anche lei, non è un libro che può leggere solo chi corre, o chi è amante della corsa, ma è un po’ per tutti, perché è pur vero che la corsa ha avuto e ha sempre una parte importante nella sua vita, ma dalle sue vicende, dall’esperienze avute si può comunque apprendere qualche insegnamento se così si può dire, inoltre la lettura è sempre scorrevole, piacevole ad ogni pagina che si legge, e anche le imprese compiute scorrono via in un attimo. Dopo quindi un dialogo/confronto con Luca è il momento delle nostre domande, essendo in così pochi sembra quasi una chiacchierata tra amici che si sono ritrovati un pomeriggio a parlare di corsa; verso le sei e mezzo terminiamo la presentazione per gustarci un mini aperitivo che ci viene offerto, anche lì si continua a parlare un po’ delle nostre esperienze di corsa, delle varie gare che uno può aver partecipato, e mi dispiace non avere ancora tempo per chiedere a entrambi come riuscire ad allenare magari la mente per quelle distanza che vanno oltre la maratona, in cui la testa gioca un ruolo ancora più importante, forse chissà, il segreto può stare nei sogni, come ha detto anche Ivana sono i sogni che ci spingono continuamente a ricercare nuove sfide, nuovi obiettivi, e citando una frase di inizio capitolo inserita nel libro “ il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni” (Alda Merini).

FOTO CON IVANA

L’unica cosa che mi di dispiace è che ci fossero poche persone a questo incontro, nonostante fosse stato il giorno prima della maratona di Parma, e quindi magari in città c’erano un bel po’ di persone che avrebbero corso il giorno dopo, e l’hotel stesso avesse dei runner nelle proprie stanze. Dispiace perché nonostante quello che ha realizzato e l’esempio che può trasmettere a chi fa sport in generale, nessuno ha voluto esserci, sembra quasi che se non vinci niente, a livello di gare, non conti, perché se un Giorgio Calcaterra fosse venuto in quella stessa stanza a presentare il suo ultimo libro credo che la sala sarebbe stata molta più piena, e in molti avrebbero voluto farsi fare una foto o un autografo. Da parte mia sono stato contento che mi sia capitata questa occasione e di averla sfruttata, conoscerla anche solo per qualche ora mi ha fatto davvero piacere, mi ha trasmesso una gioia unica, quella gioia che la corsa, nonostante gli allenamenti difficili,  riesce a trasmettermi ogni volta.

Homecoming: Lamarina 2018

Dopo due anni finalmente si torna a correre tra le strade di casa, in quella che per me è senza dubbio l’appuntamento più importante dell’anno sportivo: la maratonina lamarina. Sento già le affermazioni di qualche purista della corsa il quale sostiene caparbiamente che 13.8 km non è una distanza da gara, ma se ogni anno faccio di tutto per essere qui non è certo per migliorare il tempo sul km, cercare una sorta di personale o battere qualcuno, lo faccio perchè occupa un posto speciale nel mio cuore di runner, correre qui mi ricorda più che in altre occasioni il motivo per cui lo faccio, ma non solo ovviamente, l’atmosfera che respiro nel pre gara è unica: è stupendo vedere le persone che dalle prime ore del mattino parcheggiano vicino casa, si vestono, fanno riscaldamento correndo nei dintorni, chiedono magari qualche informazione sulle docce o sul ritiro del pettorale, tutto la rende speciale.

Quest’anno poi, non so ancora come ho fatto a convincerla, prenderà posto alla partenza anche la mia ragazza, che abbandonerà per una domenica il ruolo di spettatrice e vestirà gli abiti sportivi per partecipare alla 5km non competitiva, versione nettamente più corta, ma a mio avviso non meno bella della distanza maggiore che rimane sempre competitiva e ha una bella partecipazione, raggiungendo ogni anno quasi i 600 partecipanti; questa è una delle cose che non finisce mai di stupirmi, in zona partenza mi guardo sempre intorno con la sensazione che non siamo tanti, ma una volta giunto al traguardo andando a vedere poi i risultati mi accorgo di quanti effettivamente eravamo allo start e questo mi fa un enorme piacere. Unica nota leggermente più negativa di quest’anno è il meteo, che sia il giorno prima che la mattina stessa ci delizia con un bel po’ di pioggia, però diciamo la verità, negativa per lei, che guarda le nuvole imprecando la situazione avversa, incrociando le dita perchè smetta al più presto, mentre io già pregusto di correre sotto una dolce pioggia che mi spinge per tutti e 14 km circa, e inizialmente sembra quasi che partiremo con l’acqua, visto che uscendo di casa un’ora prima della partenza piove fitto fitto. Il riscaldamento diventa quindi più che obbligatorio se dovremo partire in questa condizioni, ci fermiamo giusto ai lati della strada appoggiandoci alle transenne per vedere le categorie dei bimbi che corrono nel lasso di tempo che precede la nostra partenza; è sempre un bel momento anche questo quando i miei occhi fanno tornare la mente indietro nel tempo, e mi ritrovo lì da bambino, con la tuta da ginnastica che corro insieme ai miei compagni di scuola, cercando di conquistare una piccola coppa da mostrare poi il giorno dopo in classe.  Oggi è diverso, non corro certo per la conquista del trofeo, sono ben altre le motivazioni che mi spingono a correre, ma la voglia che avevo allora di mettermi in gioco, di poter superare anche solamente chi mi era davanti, quella, non se n’è mai andata.

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L’ora che ci separa dalla partenza trascorre veloce, e per le 10.15, come da tradizione, siamo tutti schierati, pronti per un’altra edizione della lamarina; negli stenti che precedono il via cerco di guardarla, in questa sua prima corsa sembra più serena lei di me, scherza sul fatto che la speranza è arrivare in fondo, inizia a preparare le cuffie per la musica che la dovrà intrattenere lungo il percorso, in questo momento non posso far altro che ricordarle di godersela e basta, non pensare a nient’altro, non c’è nessun tempo da inseguire, io invece voglio sicuramente migliorarmi rispetto a due anni fa, e allo stesso tempo dare tutto per la corsa di casa. Un ultimo bacio e alle 10.20 lo sparo, subito la prima curva che ci immette nel primo rettilineo intorno alla piazza, questi sono i momenti a mio avviso un po’ più concitanti, c’è una gran calca visto la quantità di persone in uno spazio ristretto, così faccio il possibile per superare il maggior numero di persone e portarmi sul secondo rettilineo dove lo spazio è maggiore. Si ripassa sotto l’arco della partenza e poi piano piano si esce dal paese, la vista difronte a me è sempre molto affascinante, con il lungo serpentone che si snoda lungo il percorso.

 

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La partenza e i primi istanti successivi

Il ritmo che tengo credo sia buono, già 5 km se ne sono andati, è il momento del primo ristoro e io mi convinco a passarci vicino per prendere un bicchiere d’acqua, lì succede il classico imprevisto, vado per prendere il bicchiere che scivola dalle mani, per un istante penso anche a tornare indietro, ma niente da fare, si prosegue, aspetteremo altri 5 km più o meno, questo però non si rivelerà tanto semplice, inizio a sentire anche un po’ caldo, chissà se dipende da me o dalla pioggia che ha creato questo sbalzo di temperatura, mah!!! I km successivi passano attraverso il paese principale sede del comune, lì c’è un po di gente che aspetta il nostro arriva e ci saluta, poi di nuovo ci riallontaniamo dal centro abitato per fare una parte che passa attraverso una zona diciamo più di campagna, un breve tratto lungo la ferrovia ed ecco che in una stradetta sterrata è posizionato il secondo ristoro, c’è solo tè che dovrebbe darmi un po’ una spinta, ma purtroppo non è proprio caldo, e questo mi lascia un po’ di amaro in bocca, vabbè, altro ristoro non proprio azzeccato. Siamo giunti ormai al 10° km, non manca molto, sta iniziando il ritorno verso la zona di partenza, prima della gara mi dicevo che da qui in vanti sarebbe stata tutta discesa, a livello mentale, conosco esattamente quanto manca, quindi avrei dovuto dare di più, invece mi ritrovo un po’ a corto di carburante, sento anche qualche fitta al fegato, e nel piccolo ristoro che c’è ad 1km e mezzo forse mi dovrei fermare, peccato che tiro dritto, convinto che la boccettina di energizzante che ho possa aiutarmi, invece paradossalmente non riesco molto a berla.

Riaggancio due ragazzi che mi sono davanti, e nel frattempo sento un respiro ansimante alle mie spalle che si fa sempre più vicino, quando manca poco meno di un km siamo in 4 che siamo insieme, l’obiettivo diventa cercare di finirgli davanti se possibile, potrei avere uno slancio, o potrebbe non bastare, cerco di trattenermi e non essere precipitoso, ma quando mancano 600 provo a dare la zampata finale, e sembra funzionare, sono davanti e mi lancio verso il traguardo, anche se mancano 500 metri, “ma non è che sono partito presto eh?”, paradossalmente infatti sento che vado più lento, e uno del gruppetto mi supera, a quel punto cerco solo di stargli dietro e non subire altri sorpassi, e così è. Appena taglio il traguardo tempo di fare due passi e guardarmi intorno che mi corre subito incontro e mi abbraccia, sono ancora un po’ stordito, ma riesco comunque a chiederle come è andata la sua corsa. Nonostante non sia un’amante di questo sport sembra che si sia divertita, a parte la salita che hanno affrontato nel tratto iniziale, alla fine ha anche fatto uno scatto per superare una ragazza che gli stava davanti “dovevi vedermi, saresti stata orgogliosa di me!”, già, avrei voluto vederla nello sprint finale, sarebbe stato proprio bello.

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L’arrivo dei campioni e di un semplice runner 🙂

Il post gara è caratterizzato dall’incontro con alcuni amici, e dal ristoro che ci attende, sicuramente la parte più bella, più della gara, quella in cui puoi rilassarti e raccontare ciò che hai provato a dei cari amici. Prima di andarcene oltre a ritirare il pacco gara (maglia tecnica e sacchetta da mettere quasi a mo di zaino) guardo la classifica, e vedo che sono ventesimo di categoria, “uhm peccato, misà che premiavano i primi quindici di categoria” mi dico, ma qualcosa mi dice di fare un ultimo controllo al punto dove si ritirano i premi, e scopro che premiano i primi 20, fantastico, ultimo posto disponibile, e l’ho conquistato io: tre pacchi di pasta e una mortadella. Bene bene, sono i premi che adoro di più in assoluto :-).

Il post gara: con un caro amico e la vincitrice della 5 Km

E anche per quest’anno è andata, è stata unica, perchè unica è la persona che mi ha accompagnato questa volta, a livello sportivo sento che avrei potuto fare un po’ meglio, dare qualcosina in più, forse ho gestito male qualche tratto, chissà, sarà oggetto di discussione con il capo. Ora testa alla prossima corsa, la trasferta di Pescara è alle porte, e lì ci sarà ancora una volta il mio avversario pronto ad attendermi al varco…

 

 

 

 

Al debutto in trail

Secondo la nostra cara enciclopedia Wikipedia il trail è “una specialità della corsa a piedi che si svolge in ambiente naturale, generalmente su sentieri, non importa se in montagna, deserto, bosco, pianura o collina, con tratti pavimentati o di asfalto limitati che al massimo e in ogni caso non devono eccedere il 20% del totale della lunghezza del percorso. Normalmente questa attività è caratterizzata da una considerevole lunghezza dei percorsi oltre che dal superamento di dislivelli importanti, tanto positivi che negativi”. Personalmente non ne ho mai fatto uno ufficialmente, e chissà se mi sarei mai cimentato in questa disciplina se non fosse che il trail dell’Abbazia compaia come gara sociale, subito dopo la pausa estiva, e prima di cominciare la stagione autunnale fitta di gare su gare. Eccomi quindi che mi presento da neofita in una gara immersa nei colli bolognesi, con attraversamento di tratti boschivi alternati a ripide salite e discese in mezzo a vigne, campi coltivati e quant’altro, dislivello positivo di 500m, la foto del percorso parla da se.

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Chissà perché si tratta di una corsa diversa dal solito, o magari perché tutti immersi nella preparazione di qualche maratona, fatto sta che sembra proprio, anzi lo è, una gara sociale diversa da tutte le altre: il boss Vito non c’è “eh, ma come faccio di sabato? Mica posso chiudere il negozio”, “ma dai Vito, lascia qualcuno di fiducia”, “eh sì, poi dicono che Vito non c’è e se ne vanno”, quindi niente furgone e relativo banco di scarpe, soltanto io e Mirko, detto Kappa rappresenteremo l’Atletica Melito nelle terre di Zola Pedrosa, fortuna che al seguito ho anche la mia supporter speciale e fotografa, presente anche a Roma, così la tensione pre gara la sento meno, e nella mia testa c’è solo il pensiero di partire e sperare nel meglio, arrivare in fondo sani e salvi, come dice il detto, niente calcoli di tempo e posizioni, sicuramente chi partecipa è più esperto e allenato di me, basta guardare le scarpe, hanno quelle che si addicono ad una corsa del genere, “da trail”, al contrario mio che ho scelto quelle che tra i due paia di scarpe in dotazione sono le più pesanti.

Momenti di relax pre gara

L’atmosfera è tranquilla e rilassante, e non solo perché non siamo tantissimi, ma in generale sembrano tutti contenti di farsi una corsa in mezzo al verde, c’è pure una versione non competitiva da 6 km, quindi anche una buona occasione per chi vuole farsi una bella camminata, nei pressi del ritiro pettorale inoltre c’è lo stand de “la sportiva” che permette a chi vuole di indossare le proprie scarpe da trail per la gara, non male come iniziativa, ma sono un po’ scettico, ho già sperimentato il fatto usare scarpe nuove per fare una mezza maratona, e non è stato il massimo verso la fine, perciò per paura di ritrovarsi con qualche vescica o qualche dolore magari sul collo del piede nel bel mezzo della gara mi tengo le mie e buona lè. Prima di avviarci in zona partenza ci mangiamo una barretta, per evitare il morso della fame in chissà quale salita, solo che a K gli va male, la sua anche solo a vederla non ispira niente di buono, sembra un polistirolo sintetico aromatizzato vagamente all’arancia, peccato non avere una foto del suo volto dopo che l’ha addentata, era molto espressiva 🙂 , e ovviamente a seguire riscaldamento.

La partenza è in una radura nei pressi dell’abbazia, non distante dal ritiro pacco gara, dove si vede già una piccola salita, K scherza con un ragazzo che al vederla dice “no no adesso non la faccio, che poi ce ne stanno lungo il percorso”, e a risposta K “ ma ho sentito che le hanno un po’ modificate, le hanno livellate”, sé magari!!

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In zona  partenza

Alle 17 in punto, dopo i saluti del giovane assessore dello sport, si comincia,  in piano fortunatamente,  immergendoci subito in un tratto un po’ boscoso, dove all’uscita ci aspetta un altro giretto intorno alla zona di partenza e giù per la discesa dove i due atleti scherzavano, la supporter è lì che mi incita “vai vai!!!!”, sarà l’ultima volta che la vedo prima del traguardo, ora si inizia a fare sul serio, il tratto boschivo che affrontiamo è subito un susseguirsi di piccoli sali e scendi, piacevoli devo dire, dopodiché subito la prima salita nei pressi di una vigna, la affronto come al solito, corsetta lenta, non al passo, mentre gli altri vanno su a piedi mettendo le mani sulle ginocchia, già capisco non solo che sarà tosta, ma che tentare di correre in quei tratti non è proprio il caso. Riprendo con un po’ di fiatone, ma essendo all’inizio non è preoccupante, così almeno mi dico, ben presto però scopro che le salite sono davvero toste, e le discese altrettanto, comincio anche io a farle a piedi, abbassando la schiena e cercando di arrampicarmi quasi letteralmente su per le salite, in quei momenti mi riviene in mente la scena del gestore dell’ostello a El Burgo Ranero, quando ci descriveva la salita verso O Cebreiro, in perfetto dialetto napoletano ci raccontava che avremmo avuto bisogno delle fune per salire fino in cima, quasi quasi ce ne vorrebbe una anche in qualcuna di queste.

Dopo una salita ecco il primo ristoro, e dovrebbe essere posizionato intorno al 5° km lì mi viene da pensare “merda siamo solo al 5!! come diavolo farò negli altri?”, ma dura un secondo, tempo di bere, al passo, e si riparte, con altri tratti di salita alternate a discese, ovviamente qualche pezzo in piano su strada sterrata o in mezzo a qualche vigna c’è, ma in quei punti quando magari era il momento di ricominciare dopo la salita facevo sempre una gran fatica, lo scenario devo dire che mi piace molto, per quelle volte che ho potuto distogliere lo sguardo da dove mettevo i piedi, tutto immerso nei colli bolognesi, con un’alternanza costante di bosco, vigneti, casolari contadini, questo un po’ mi aiuta quando le forza vengono meno, ci sono dei tratti in salita in cui mi sento andare a fuoco il viso, il bello di tutto ciò è che per una volta non guardo ai km, ma penso solo a correre, affrontare la prossima salita o discesa e andare avanti, anche nei ristori successivi mi fermo un attimo, bevo mentre continuo a camminare e riparto.

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Un po’ di fatica si fa sentire 🙂

È dopo il terzo e ultimo ristoro che il morale subisce una netta impennata, vuol dire che manca l’ultimo tratto, che finalmente ci si avvia verso il traguardo, davanti a me non ce nessuno, tre ragazzi mi avevano già passato nei km precedenti, mentre in alcune discese io frenavo, loro andavano a tutta, lì hanno guadagnato molto, non mi giro a vedere se K mi è dietro, chissà, magari nei momenti in cui non ero troppo lucido mi ha passato ed è sparito. Perché ci sono stai un paio di momenti in cui ho perso la concentrazione, in uno sono andato a sbattere con la spalla sinistra contro un albero, e per un attimo il contraccolpo quasi mi faceva andare sul fosso, fortuna che non è stato così. In quest’ultima parte, oltre a persone che fanno il tifo nei pressi delle case, incrocio anche coloro che fanno la sei km non competitiva, quindi camminano tranquilli, alcuni con i loro bimbi, zaino in spalla,  le salite fortunatamente sono finite, ce n’è giusto un po’ prima dell’arrivo, anche lì cammino, poi ricomincio subito a correre nonostante sia veramente cotto, mica si può arrivare in camminata, così eccoci ad affrontare le ultime centinaia di metri, con la discesa che ci getta sul traguardo, lo speaker che annuncia il mio nome, e finalmente è finita, rialzo lo sguardo e la mia ragazza è li pronta a farmi subito i complimenti dicendo che sono trai primi dieci, la mente è ancora un po’ offuscata, riesco solo a dire “è stata dura, più tosta di una tappa del Cammino, accidenti”, “beh amore, oggi l’hai fatta correndo”, già, la differenza si è sentita tutta. Aspetto che arriva K, due minuti ed eccolo sopraggiungere, lo immortaliamo appena taglia il traguardo, anche lui è cotto, appena si riprende un attimo dice che ha avuto una crisi al 4° km, e lì è stata dura, eh posso immaginare K, e come!!

 Finalmente arrivati

Il ristoro finale devo dire che è uno dei meglio che mi siamo capitati a queste gare sociali, con tante pizzette, focacce al formaggio, patatine e crostate fatte in casa, se non fosse per il fatto che avevo lo stomaco proprio in subbuglio ne avrei approfittato ulteriormente, ho preso giusto due cosucce, ed era tutto buono, poi acqua, the e pepsi, il trail è abbinato alla festa di paese che fanno, perciò c’era anche la possibilità di fare pacco gara+cena, solo che stavolta ho preferito tornare subito a casina.

Gara sociale diversa dal solito, come prima volta è andata bene devo dire, percorso piacevole e mai monotono, con l’abbazia che fa da sfondo sia per la partenza che per l’arrivo, buona anche l’organizzazione, le parole che esprimono meglio forse questa gara sono in un post degli organizzatori: natura, fatica e sana competizione. Ah, dimenticavo il pacco gara, che è comunque importante: frizzantino dei colli bolognesi, un pezzo di mortadella, e degli ottimi biscotti, magari se ricapita il prossimo anno mi alleno prima in maniera più adeguata, così affronto meglio certe salite, ora si ritorna su strada, in vista di un ottobre di fuoco.

Dopo tanta fatica torna il sorriso nei nostri volti